Oggi, la storia
Lunedì 09 novembre 2015 - 07:05
Il rinnovo del consiglio nazionale e degli Stati ha riportato alla ribalta il tema dell’uso della storia fatto dal mondo della politica.
Prima delle votazioni, infatti, si è assistito a un aumento esponenziale di articoli sul tema nella stampa confederata e numerose sono state le tavole rotonde pubbliche in cui storici ed esponenti politici hanno dibattuto sull’origine dei miti storiografici elvetici.
Questo dibattito mi offre l’occasione per ripercorrere la nascita di questa “politica del ricordo” attraverso le tappe più importanti dello sviluppo della storiografia svizzera.
Il punto cruciale del problema sta nel fatto che la narrazione degli albori della Confederazione si trova testimoniata solo in fonti del XV e XVI secolo.
Nel Weisses Buch von Sarnen, composto nel 1474 dal cancelliere di Obvaldo Hans Schriber, si trova una prima cristallizzazione della narrazione del patto del Grütli del 1291, interpretato in chiave antiasburgica, e la leggenda di Guglielmo Tell e del balivo Gessler. Il testo esercitò una profonda influenza sui cronachisti del Cinquecento, quali Petermann Etterlin e - soprattutto - Aegidius Tschudi, che nel suo Chronicon Helveticum vede come progenitori dei confederati l’antica popolazione degli Elvezi.
L’interesse per la storia “nazionale” vide un altro momento di accelerazione nel XVIII secolo, quando intellettuali come lo zurighese Johann Jakob Scheuchzer ripresero l’idea dell’esistenza di un popolo alpino elvetico depositario di antichi valori e delle libertà “primitive”. Quest’accelerazione è da inquadrare in un generale movimento di ascesa di sentimenti patriottici, di cui sarà espressione l’elvetismo e che porterà alla creazione di società interessate a promuovere lo studio della storia, di cattedre di storia negli istituti scolastici superiori, e anche alla ristampa delle cronache tardomedievali e rinascimentali.
A questa fase di creazione del mito farà seguito, agli inizi del 1800, una fase di critica dello stesso, grazie allo sviluppo delle scienze ausiliarie della storia e alla pubblicazione di raccolte di fonti scritte. La critica delle fonti permetterà di dimostrare le origini danesi del mito di Guglielmo Tell e la falsità di buona parte del mito della liberazione dei Waldstätten dai soprusi degli Asburgo.
A ridosso della seconda guerra mondiale questi “miti di fondazione” saranno rispolverati, e resteranno vivi nei libri scolastici fino agli anni ’70 del Novecento.
Gli intensi dibattiti sul tema hanno però mostrato che questa narrazione mitica della storia della Confederazione è ancora assai diffusa, ricordando così agli storici che occorre fare ancora più sforzi per diffondere i risultati delle loro ricerche a un pubblico più vasto.