Oggi, la storia

Nascita e rinascita della “grande biblioteca”

di Alessandro Stroppa

  • 03.04.2015, 09:05
Vista aerea della Bibliotheca Alexandrina

Vista aerea della Bibliotheca Alexandrina

  • Keystone


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Oggi, la storia 03.04.15

Oggi, la storia 03.04.2015, 07:05

Il 27 marzo del 47 a.C. si concludeva il cosiddetto Bellum Alexandinum, circostanza nel corso della quale Giulio Cesare rischiò di rimanere intrappolato nelle mene di un conflitto che vide opporsi i fratelli correggenti del trono di Egitto, Tolemeo XIII e Cleopatra. Cesare, assediato nella reggia – nel quartiere alessandrino del Bruchion –, si salvò con una mossa tanto audace quanto disperata: grazie al lancio una gragnola di proiettili incendiari riuscì a mandare a fuoco la flotta egizia assediante, sebbene le forti raffiche di vento avessero sospinto le fiamme nei pressi della reggia stessa provocando il rogo di alcuni depositi di grano e di libri, come avvisa lo storico antico Cassio Dione. Sarebbe stato questo il primo disastroso rogo della biblioteca di Alessandria, un’opera edificata per volere di Alessandro Magno nel 332 a.C. e allestita dai sui successori, in particolare per impulso di Tolemeo II. Crocevia delle più significative istanze culturali del Mediterraneo, Alessandria nel corso dei secoli vide crescere proprio attorno alla sua biblioteca una dei più prestigiosi centri del sapere di tutti i tempi, letterario e scientifico: ne sono prova i notevoli contributi offerti dal filosofo Aristotele, dai suoi discepoli e dai prestigiosissimi uomini di cultura che si avvicendarono alla sua direzione, come Callimaco, Apollonio Rodio ed Eratostene, i quali la arricchirono di numerosissimi volumi e la corredarono di sontuosi centri di studio scientifico.

La fine della biblioteca – arca di sapienza e sacello di erudizione, come l’avrebbe definita Umberto Eco – è ancora oggi è avvolta nel mistero. A lungo fu attribuita la responsabilità, seppure indiretta, a Giulio Cesare, sebbene gli storici moderni ritengano che la notizia contenuta in Cassio Dione abbia ingannato gli storici successivi come Plutarco, che scambiarono i magazzini di libri andati a fuoco con la “Grande Biblioteca”, la quale molto probabilmente andò distrutta a più riprese: prima sotto l’imperatore Aureliano (tra il 270 e il 275 nell’ambito della guerra contro l’impero di Palmira), poi sotto il patriarca d’Alessandria Teofilo, che avrebbe guidato di persona una folla di fanatici nella sua distruzione totale, essendo un simbolo – per i cristiani – del mondo e del sapere pagano. Ma il colpo di grazia fu inferto dal grande rogo del 642 ad opera del califfo Omar, strenuo persecutore di quel sapere “alternativo” alla sapienza coranica.

L’invito, per tutti quanti, è quello di visitare l’odierna biblioteca, ricostruita e riallestita a partire dal 1995: 45.000 mq di sapienza eretti contro la deplorabile e ricorrente barbarie del rogo dei libri.

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