Oggi, la storia

Per un anno davvero nuovo

di Lina Bertola

  • 11.01.2016, 08:05
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Oggi, la storia
Lunedì 11 gennaio 2016 - 07:05

Auguri per l’anno nuovo. Il mio auspicio è che l’anno appena iniziato sappia essere davvero “nuovo”.

“Nuovo” è idea impegnativa, perché per pensare il nuovo bisogna stare nel tempo, tra passato e futuro, tra memoria e progetto.

Saprà essere nuovo il 2016?

Per rispondere potremmo andare alla ricerca del “nuovo” nella storia del pensiero. E qui incontreremmo, tra molti altri possibili incontri, il Novum Organum di Francesco Bacone, pubblicato nel 1620, con esplicito riferimento all’Organon in cui erano raccolti gli scritti di logica di Aristotele, che ancora costituiva l’Auctoritas filosofica e scientifica.

Il caso di Bacone è assai interessante per la forza della sua critica, non tanto al passato, quanto piuttosto al presente, che da questo passato era nutrito.

La sua critica degli idola, ovvero dei fantasmi che occupano la nostra mente e impediscono il libero pensiero, rimane di straordinaria attualità. Bisogna liberare la mente, perché il nuovo può nascere solo nello sguardo di chi, nel presente, riesce a vedere qualcosa d’altro, qualcosa di non ancora visto.

Ma altrettanto interessante è il fatto che Bacone, pur anticipando quello che sarebbe stato il significato e il ruolo della scienza moderna, non arrivò a proporre un metodo nuovo. Mentre Galileo apriva gli occhi su un universo scritto in lingua matematica, lui restava prigioniero di un approccio qualitativo, di aristotelica memoria. Bacone è dunque anche il simbolo delle resistenze che il nuovo deve affrontare prima di andare ad abitare quel futuro che già prefigura prendendo congedo dal passato.

In questa vicenda c’è tutta la complessità del movimento del tempo nel cammino della storia.

Saprà dunque essere davvero nuovo, il nuovo anno?

Il compito appare piuttosto difficile perché il nostro tempo ci offre un eterno presente, un presente che si rinnova, certo, ogni giorno, ma proprio per non passare mai. Un tempo che nella sua assoluta presenza inghiotte il passato e soprattutto spegne il futuro.

In questo mondo di individui, di individui soli, bloccati sulla superficie del tempo, appare difficile riconoscere l’altro che è in noi.

Eppure, l’altro che è in noi custodisce i tempi del nostro vivere, memoria e progetto, e il tempo della comune appartenenza alla vita; è il luogo da cui forse possiamo provare a vedere il non ancora visto e ridare al “nuovo” il suo significato storico: quello di cambiare il nostro sguardo sul mondo per renderlo un po’ migliore.

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