Oggi, la storia

Petali sulla scuola

di Alessandro Stroppa

  • 04.03.2016, 08:05
Petaloso Scuola
  • iStock

Oggi, la storia
Venerdì 04 marzo 2016 - 07:05

Chi, in questi giorni, ha il piacere di frequentare le aule delle scuole medie e delle superiori, si sarà reso conto che tra gli studenti è in auge la “moda” – o forse meglio dire il “vezzo” – di inserire nei discorsi, spesso arbitrariamente, un lemma di nuovissimo conio: l’aggettivo “petaloso”. Immesso con prepotenza nel circuito della lingua parlata della televisione e dei social network, “petaloso” è un aggettivo reso noto dall’hastag #petaloso da parte di una certa Margherita Aurora, una maestra di scuola elementare stupita e commossa dal fatto che un suo scolaro, il piccolo Matteo, abbia descritto un fiore definendolo «profumato e petaloso». Esaminato con un certo interesse nientemeno che dall’Accademia della Crusca, questo aggettivo ha suscitato i biasimi di molti a causa della sovraesposizione mediatica, di quanti cioè ritengono che il principio della lingua d’uso intruda in modo così rapido e inopinato nel vocabolario della lingua istituzionale.

Il sostantivo “petalo” rivela già di per sé un’etimologia immaginifica: derivato dal greco πέταλον (pétalon) con derivazione dal verbo πετάννυμι (petànnumi, “aprire”, “spandere”, “allargare”), in questo caso sarebbe stato ingenuamente arricchito del suffisso aggettivale denominale -oso: un suffisso ben attesto in latino (-osus), usato per formare aggettivi che esprimono qualità (acquoso, cremoso) o che hanno il significato di “pieno/dotato/munito di”, “che provoca” (invidioso, coraggioso, pauroso, bilioso). Quindi, non così erroneamente, “petaloso” indicherebbe un fiore denso di petali, dai petali carnosi. Peccato però che non sia contemplato dal vocabolario.

Un recente articolo presente sul blog del Fatto Quotidiano stigmatizza, sulla scorta di Gianni Rodari e del suo celebre Libro degli errori, l’idea dell’ “estetica dell’errore”, di come cioè, anche uno sbaglio possa eccezionalmente contribuire al progresso del linguaggio umano, specie quando è corroborato dall’immaginario mitopoieutico tipico dell’infanzia. Non sappiamo per certo se “petaloso” entrerà mai a far parte del nostro vocabolario: possiamo però plaudire alla ingenuitas creativa di questo piccolo scrivano e alla sensibilità della sua maestra, che in qualche modo portano una ventata di ottimismo sulle sorti dell’insegnamento della lingua italiana. Ventata di cui hanno estremo bisogno tanto il “Progetto Armos” quanto la “Scuola che verrà”, un duplice progetto che incombe minaccioso sulla scuola ticinese e che molti preannunciano come vergognoso, scandaloso e rischioso: e nella speranza che la scuola non si trasformi in un luogo muschioso, paludoso e bituminoso, auspichiamo che sia, augure l’incipiente primavera, un luogo arioso, boscoso e fruttuoso. E – perché no? – anche un po’ “petaloso”!

Ti potrebbe interessare