Oggi, la storia
Mercoledì 14 ottobre 2015 - 07:05
Pochi giorni fa si è svolto il Gran premio del Giappone a Suzuka. Al 28° giro i meccanici della Ferrari hanno cambiato le gomme dell'auto di Raikkonen in appena un secondo e ottantacinque centesimi: ci vuole di più a dirlo. Nel Gran premio di Germania del 1957 il cambio delle gomme della Maserati di Manuel Fangio richiese invece un minuto e sedici secondi.
In mezzo secolo siamo dunque passati dai minuti ai secondi. La storia ha subito una straordinaria accelerazione e la velocità è diventata la nostra ossessione. Il Novecento del resto si era aperto solo da pochi anni quando i futuristi esaltarono con Filippo Tommaso Marinetti la bellezza nuova della velocità. E di lì a poco il taylorismo accelerò il lavoro di fabbrica, come ha mostrato Charlie Chaplin in "Tempi moderni".
Ai nostri giorni produzione, distribuzione, comunicazione e consumo sono sempre più veloci. E nulla è rapido quanto il denaro che, ormai distaccato dalla mano dell'uomo, si muove alla velocità di nanosecondi nelle transazioni finanziarie in rete. Anche nella nostra vita quotidiana facciamo tutto sempre più alla svelta, eppure siamo sempre più impegnati.
È curioso pensare che dal progresso si attendeva tutt'altro, ovvero lentezza, riposo e un sempre maggiore tempo libero, grazie alla crescente produttività delle macchine. Uomini di opposti schieramenti condividevano questa convinzione. Nel pensiero di Marx per esempio la società comunista avrebbe restituito a ciascuno il tempo libero, consentendogli di svolgere attività diverse e di sviluppare così la propria personalità. Ma anche il grande industriale Henry Ford immaginava una giornata con otto ore di lavoro, otto di riposo e altrettante solo per sé. Così non è stato e anzi proprio la nostra continua agitazione rende il tempo libero un'utopia, un lusso inarrivabile.
Il problema principale è che il nostro corpo e la nostra mente, formati in millenni di lenta evoluzione, faticano a stare al passo con la velocità della società postindustriale. E le conseguenze psicologiche di questi ritmi troppo accelerati sono il deficit di attenzione, la nevrosi e l'inquietudine.
Un mondo troppo veloce rischia di essere soprattutto un mondo che non controlliamo più, pericolosamente instabile. Per tornare alla nostra immagine d'apertura, è difficile guidare un'automobile se si schiaccia troppo l'acceleratore, e con la crescita della velocità cresce anche la possibilità di incidenti.
Il problema è piuttosto recuperare la distinzione tra urgenza e importanza, trovare la giusta velocità nella nostra vita individuale e sociale. Come sanno bene i musicisti, non si tratta di andare piano o forte, quanto piuttosto di seguire lo spartito, di andare a tempo.