Oggi, la storia

Primedonne

di Claudio Visentin

  • 15.04.2015, 09:05
Clara Shortridge

Clara Shortridge

  • Courtesy Taber, San Francisco - Online Archive of California
02:28

Oggi, la storia 15.04.15

RSI New Articles 15.04.2015, 09:00

Sarà dunque Hillary Clinton la prima donna candidata alla presidenza degli Stati Uniti d’America. È un evento epocale, a prescindere dalle sue qualità o dalle concrete possibilità di vittoria. Quel che conta è che cade un’altra barriera di genere e un’altra professione, la più simbolica di tutte, si apre alle donne.

È solo l’ultimo episodio di una lunga rincorsa che ha attraversato tutta la storia, con una spiccata accelerazione nell’ultimo secolo e mezzo. Immense energie, da sempre congelate nella ripetizione dei lavori domestici e di accudimento, sono state liberate a vantaggio di tutta la società. Le donne sono diventate ingegneri, dirigenti d’azienda, magistrati e quant’altro hanno immaginato e desiderato.

È forse questo allora il giorno giusto per ricordare tutte quelle figure femminili che hanno dovuto superare diffidenza, ostilità o quanto meno una pesante ironia per rendere possibile questa rivoluzione.

Molte di loro sono americane, come Hillary Clinton o come Clara Shortridge, la prima donna avvocato. Dopo essere stata abbandonata dal marito nel 1876, oltretutto con cinque figli sulle spalle, Clara si diede agli studi di legge e superò con tenacia tutte le restrizioni all’accesso alla professione. Negli anni seguenti fu anche direttrice di un’importante banca e nel 1930, quando aveva ormai 81 anni, si candidò a governatore della California.

Ancora un’americana, Elizabeth Blackwell, fu la prima donna medico, ma mi piace ricordare anche la russa Nadeschda Suslowa, figlia di un servo della gleba emancipato, che nel 1867 a Zurigo poté completare quegli studi di medicina che le erano stati vietati a San Pietroburgo. Sarà la prima donna medico russa.

Infine, in tutt’altro ambito, potremmo rievocare la tenacia di Alfonsina Morini, figlia di due braccianti analfabeti emiliani, che nei primi decenni del Novecento fu la prima donna ciclista italiana a misurarsi con gli uomini, partecipando a due giri di Lombardia e a un Giro d’Italia. La sua carriera sportiva cominciò a quattordici anni, quando sposò un meccanico e chiese come regalo di nozze una bicicletta.

È un discorso che va anche al di là dell’emancipazione femminile: riconoscere e valorizzare il talento dove mai ce lo aspetteremmo è, oggi come allora, la via maestra per il progresso.

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