
Oggi la storia 11.06.14
Oggi, la storia 11.06.2014, 00:00
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Proprio domani, 12 giugno, inizieranno i Campionati mondiali di calcio, in un clima di attesa spasmodica da parte di milioni di tifosi e di appassionati, pronti a sintonizzarsi per assistere agli spettacoli offerti da uno degli sport più popolari dei tempi moderni. Si reitererà il consueto fenomeno dello spopolamento dei luoghi pubblici più affollati e, in concomitanza con le partite più attese, le vie delle città diventeranno più vivibili, il traffico automobilistico meno asfissiante: si scateneranno il tifo, i commenti, le discussioni, le chiacchiere da bar, tutti diventeranno allenatori provetti, tecnici d’eccellenza e discettatori consumati. Esattamente come nell’antica Roma, quella magnifica Urbe che si riversava negli stadi e negli anfiteatri in occasione dei concorsi ippici e dei combattimenti gladiatori. Ecco le parole dello scrittore latino Plinio il Giovane all’amico Calvisio: «Ho lavorato per un po’ di tempo nella calma più assoluta, circondato dai miei libri. Ti chiederai come abbia fatto, stando in città, ma la risposta è semplice: erano in corso gli spettacoli del circo, che non mi attraggono affatto. Sono sempre uguali, e non succede mai niente che valga la pena di essere visto due volte: per questo mi stupisco ancora di più che migliaia di persone si entusiasmino come bambini a vedere cavalli in corsa e uomini ritti sui carri. (…) Quando penso che essi se ne stanno seduti a guardare una cosa tanto monotona, noiosa e scipita, e non ne hanno mai abbastanza, mi diverte il pensiero di essere immune da un tale divertimento».
Scrittore dell’epoca traianea, Plinio il Giovane, tra l’altro originario della vicina Como, commentava così quegli spettacoli, peraltro già ampiamente diffusi sotto imperatori come Caligola e Nerone. Senza giungere agli accenti di livore polemico di Tertulliano, l’apologeta del III secolo che inveì contro il furor delle masse che frequentavano gli stadi, dalle parole di Plinio si evince quella che oggi può essere definita una posa intellettuale snob, spocchiosa e anche un po’ “radical”: odi profanum vulgus et arceo («odio il volgo profano e me ne tengo ben lontano»), per dirla con le parole del poeta Orazio. Eppure, con tutto il rispetto per le discipline sportive e per lo spirito agonistico che ne deriva, non può non tornare alla mente quel celebre verso di Giovenale: populus duas tantum res anxius optat / panem et circenses: «il popolo due sole cose ansiosamente desidera: pane e i giochi circensi»
Alessandro Stroppa