Oggi, la storia

Supplici del terzo millennio

di Alessandro Stroppa

  • 15.05.2015, 09:05
J.W. Waterhouse, Le Danaidi

J.W. Waterhouse, Le Danaidi

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Oggi, la storia 15.05.15

Oggi, la storia 15.05.2015, 07:05

L’accorato appello di lunedì scorso da parte di Federica Mogherini, rappresentante dell’UE al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, per sollecitare il Consiglio europeo a trovare una soluzione concreta al dramma degli sbarchi clandestini ha posto l’accento sull’eccezionalità della contingenza storica che stiamo vivendo: la richiesta di un provvedimento d’urgenza che stabilisca delle “quote” di accoglienza da parte di ciascun paese membro si muove nella direzione del Regolamento di Dublino, il quale, in base a quanto stabilì illo tempore la Convenzione di Ginevra, determina quale sia lo Stato membro dell’Unione europea competente a esaminare una domanda di asilo o di riconoscimento dello status di rifugiato: regolamento che di fatto impone il dovere di accoglienza nei riguardi di chi postula la domanda di asilo politico. Una situazione che anche la Svizzera conosce molto bene.

Pochi forse sanno che tale dibattito ha radici antichissime: lo apprendiamo da una nutrita letteratura che, partendo dall’Odissea di Omero, trova la sua espressione più significativa nelle Supplici del tragediografo greco Eschilo. Datata intorno al 463 a.C., questa tragedia mette in scena il dramma delle Danaidi, le figlie di Danao, che fuggono dall’Egitto per sottrarsi al matrimonio coatto con i figli di Egitto, re dell’omonima terra. Fuggite clandestinamente ad Argo, in Grecia, chiedono asilo a Pelasgo, il re della città, implorando – da qui il titolo di Supplici – il diritto di ξενία (xenìa), di quell’ospitalità sacra e inviolabile dovuta ai perseguitati. Restio ad accoglierle per il timore di una guerra contro l’Egitto, Pelasgo consulta l’assemblea cittadina, che con un gesto di grande umanità accoglie la supplica delle esuli: è il trionfo della θέμις (themis) – la legge morale che proviene dalla divinità – sulla δίκη (díke), la legge umana sottoposta alla convenienza politica e alla ragion di stato. Fortemente indirizzata a stimolare un dibattito urgente nell’Atene del tempo, la tragedia di Eschilo si situa ben lungi dall’offrire una facile soluzione alla discussissima questione dell’accoglienza: anzi, il suo statuto è proprio quello del “problematicismo”, cioè quello di mettere in evidenza le contraddizioni – spesso insanabili – tra un senso di giustizia per così dire ecumenico nei riguardi degli stranieri in difficoltà e quello delle circostanze reali in cui versa il paese accogliente. Ed è senz’altro “eschilea” l’esternazione della Mogherini, quando parla di «dovere morale» dell’Europa verso chi “supplica” di essere accolto in quanto rifugiato.

Eschilo continuerà quindi a interrogarci attraverso i secoli: proprio a partire da questa sera al Teatro greco di Siracusa debutterà, sotto la regia di Moni Ovadia, la rappresentazione delle Supplici: un dramma antico di una società rimasta antica.

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