Un'illustrazione di Carlo Cattaneo
Un'illustrazione di Carlo Cattaneo (Wikipedia)

Tenere le mani sulla libertà

di Piero Stefani

Oggi, la storia
Mercoledì 15 giugno 2016 - 07:05

L'anniversario è quello della nascita, ma da questi microfoni è inevitabile pensare anche alla sua morte. In realtà nelle celebrazioni di persone illustri vissute in epoche passate non c'è grande differenza tra il ricordo legato al loro venire al mondo e quello riservato al loro congedarsi dall'esistenza. Non si gioisce per la nascita e non si piange per la dipartita. A essere celebrate sono, infatti, le opere da loro compiute nell'arco di tempo posto tra i due estremi ora menzionati. Se abbiamo espresso un piccolo rammarico di non poterci, oggi 15 giugno, riferire in primis alla data della morte, è in relazione alla città in cui il nostro personaggio ha cessato di vivere. In altri termini, è questione di spazio e non di tempo.

Mi direte: «La smetta con questo girovagare e ci dica infine di chi si tratta». Giusto. Parliamo di Carlo Cattaneo, nato a Milano il 15 giugno 1801 e morto a Lugano il 6 febbraio 1869. Che il più illustre rappresentante del pensiero federalista italiano sia morto in Svizzera è un fatto storico; eppure come non pensarlo anche come un avvenimento simbolico? A proposito della triste conclusione delle rivoluzioni del 1848, Cattaneo additò  la verità contenuta nel «detto del nostro antico savio, non potersi conservare la libertà se il popolo non vi tiene le mani sopra (...) così come ne insegna la sapiente America». Altrove, contrapponendo il modello federale svizzero a quello accentrato francese, Cattaneo affermò sinteticamente che: «la libertà è una pianta di molte radici».

La costituzione federale è la più consona a far sì che il popolo tuteli la libertà tenendovi le mani sopra. D'accordo. Tuttavia oggi, all'interno di un mondo globalizzato, questa forma istituzionale non è sufficiente a garantire da sola il controllo sul potere da parte dei cittadini. Per respingere lo scoramento che ci assale quando vediamo gli autentici centri decisionali sottratti sempre più al nostro controllo, occorre inventare nuove forme di partecipazione. Non arrendiamoci.

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