Oggi, la storia
Venerdì 13 maggio 2016 - 07:05
Nell’ambito del dibattito – ancora informale – sull’opportunità o meno di attivare nei licei ticinesi l’opzione specifica di filosofia, mi pare opportuna una riflessione di metodo. Tale opzione è, come da regolamento, affiancata alla pedagogia e alla psicologia, discipline che, dal punto di vista epistemologico, dovrebbero rimanere separate dalla filosofia, o al limite sussidiarie ad essa. Ma nella prassi dell’insegnamento – si veda l’esperienza del Cantone di Berna – non è così. In realtà la filosofia è una disciplina seria e complessa, che richiede studio e notevoli sforzi di apprendimento. Non sa di papocchi, né si svende come “valore aggiunto” nei piani formativi scolastici della scuola del futuro.
Cicerone così scriveva nel De legibus:
«La sapienza è madre di ogni bene, e dal suo amore trasse la sua denominazione, con una parola greca, la filosofia, della quale nulla di più fecondo, di più florido, di più stabile venne concesso dagli dèi alla vita umana. Solo la filosofia infatti ci insegnò pure quella che è la cosa più difficile, cioè conoscere noi stessi; ed è tale la forza ed il valore di questo insegnamento, che esso venne attribuito non già ad un uomo qualsiasi, ma al dio di Delfi. Chi infatti conosce se stesso, sentirà in primo luogo d’avere in sé qualcosa di divino e considererà il proprio ingegno come una sorta di immagine divina consacrata dentro di lui, e penserà e farà sempre qualcosa di degno di un così gran dono degli dèi. Quando poi avrà esaminato a fondo e messo alla prova sé stesso, comprenderà in qual modo attrezzato dalla natura sia venuto alla vita e quanti strumenti egli abbia, atti a conseguire e conservare la sapienza».
La scienza della conoscenza di se stessi – il γνῶθι σεαυτόν (ghnòthi seautòn) – è, insomma, la disciplina che ci aiuta a sviluppare il senso critico: meriterebbe piuttosto di essere fortemente potenziata laddove già esiste, tra l’altro con una formula sconciamente abbreviata: due ore settimanali nel secondo biennio liceale. Una miseria! Quello che dovrebbe comprendere chi si occupa di pubblica istruzione è ciò che era chiaro ad Aristotele, quando scrisse, nella Metafisica: ἀναγκαιότεραι μὲν οὖν πᾶσαι φιλοσοφίας, ἀμείνων δ’ οὐδεμία (anankaiòterai mèn ùn pàsai tàutes, amèinon dè udemìa, «tutte le altre scienze saranno più necessarie della filosofia, ma nessuna superiore ad essa» [983a 10]). Prima della pedagogia e della psicologia, allora, insegniamo ai nostri ragazzi a conoscere se stessi, l’uomo e il pensiero attraverso la filosofia. Tutti a scuola di filosofia, allora, e più che mai i fanatici invasati dal pedagogismo!