Oggi, la storia

Un Vendredi treize senza precedenti

di Markus Krienke

  • 17.11.2015, 08:05
Il ristorante Carillon, uno dei luoghi protagonisti degli attentati avvenuti il 13 novembre

Il ristorante Carillon, uno dei luoghi protagonisti degli attentati avvenuti il 13 novembre

  • Reuters Pictures

Oggi, la storia
Martedì 17 novembre 2015 - 07:05

Gli attacchi terroristici il venerdì scorso, 13 novembre, nella loro gravità e crudeltà contro l’umanità, non consentono nessun riferimento o paragone storico: piuttosto segneranno la nostra storia futura in modo più incisivo e drammatico di come l’11 settembre 2001 avrebbe determinato l’avvenire. Non si tratta più, infatti, di un attentato organizzato da una rete terroristica globale come lo era Al Qaida, ma di un atto di guerra organizzata da uno stato, lo Stato islamico, contro il mondo occidentale: non a caso fu scelto il Bataclan, una discoteca vicino alla Place de la Republique, dove l’11 gennaio ebbe inizio la manifestazione del mondo occidentale per i valori della libertà dopo l’attentato a Charlie Hebdo. La discoteca, gestita peraltro da Ebrei, riuniva per i terroristi “centinaia di politeisti per un concerto immorale” nella “capitale dell’abominio e della perversione”.

Giustiziare così tante persone innocenti a sangue freddo è un attentato ai valori di una società libera che eccede di gran lunga ciò che è successo il 9 gennaio. Il messaggio è chiaro: la guerra è arrivata nel cuore dell’occidente, ma la battaglia sembra più disperata che mai. Anche per il fatto che la categoria dell’attentatore suicida esprime il massimo disprezzo per quel dono fondamentale che è la vita. L’Occidente ha conosciuto questa radicalità e brutalità di attaccare, che di per sé ha senz’altro una certa storia, soltanto l’11 settembre 2001. Facciamo fatica di capirla, ma se un attentato tale puo’ succedere nel cuore della Francia, che è stata avvertita per il fatto del suo intervento in Siria, allora tutti colgono il messaggio: che nessuno può ritenersi più sicuro, e che gli Stati occidentali sono completamente impreparati a questa sfida. Infatti contrariamente alla reazione a gennaio, questa volta i parigini hanno paura di uscire di casa: Parigi è deserta. Ma mentre Hollande risponde secondo la logica dello Stato che fu, cioè chiudendo le frontiere, e mentre l’Europa sta cercando la risposta politica giusta, sono i parigini a prospettare una nuova società: hanno reagito aprendo le loro porte. Con l’hashtag #PorteOuverte offrono un tetto sicuro a chi si trova fuori e non riesce a rientrare a casa. Un segno di speranza, contro la paura di una radicalizzazione della società: infatti ancora quest’anno ci saranno le elezioni regionali in Francia e nel 2017 quelle presidenziali.

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