Oggi, la storia
Giovedì 25 febbraio 2016 - 07:05
Fra gli intellettuali che lasciarono la Germania nel 1938, quando iniziò la fase più violenta della persecuzioni antisemita da parte del regime nazista, vi fu un giovane di 22 anni, Reinhard Bendix, nato a Berlino il 25 febbraio 1916. Il giovane emigrò negli Stati Uniti, conseguì la laurea e il dottorato in sociologia nell’Università di Chicago e iniziò la carriera universitaria nel 1947, per diventare poi professore ordinario di sociologia e di scienze politiche nella Università di Berkeley in California. Con i suoi studi, acquistò fama internazionale, consacrata dal conferimento di lauree onorarie da parte di molte prestigiose università. Egli stesso si definì “un costruttore di ponti fra gli Stati Uniti e la Germania” facendo conoscere ai sociologi americani l’opera di Max Weber e la tradizione dell’indagine storica comparativa come strumento per la comprensione della varietà e complessità delle società e delle civiltà umane. Bendix ha studiato in particolare il fenomeno della costruzione degli Stati nazionali come istituzioni di integrazione delle popolazioni, non solo attraverso le strutture politiche e le attività economiche, ma anche attraverso la cultura e la diffusione delle idee. Per Bendix, le idee sono fattori autonomi, non un mero riflesso delle strutture economiche come sostenevano gli studiosi marxisti. Allo stesso modo, in contrasto con la tendenza alla generalizzazione teorica di molti sociologi, Bendix insisteva sulla concretezza della individualità storica dei fenomeni, mostrando con le sue numerose ricerche comparative la fecondità di una metodologia che univa l’analisi sociologica con la riflessione storiografica. Dalle ricerche comparative, inoltre, Bendix si riproponeva di incrementare una cultura razionale, insieme critica e tollerante. In tempi di nuovo irrazionalismo, dilagante durante le rivolte giovanili degli anni sessanta e settanta, Bendix difese con vigore la funzione insostituibile della ragione non solo per la conoscenza, ma soprattutto per una civile convivenza umana. Quando fu nominato Presidente dell’Associazione dei sociologi americani nel 1970, dichiarò che “la ricerca indipendente, la libera discussione, l’autogoverno dell’università, la fede nella ragione” devono contrastare l’attivismo fine a se stesso, che finisce col distruggere insieme la cultura e la libertà. Andato in pensione nel 1986, Bendix continuò la sua attività di insegnante. Aveva appena partecipato a un seminario con gli studenti quando morì per attacco cardiaco il 28 febbraio 1991.