Oggi, la storia

Una finestra sulla storia

di Claudio Visentin

  • 03.02.2016, 08:05
Etichetta scatola AGFA di lastre di vetro

Etichetta scatola AGFA di lastre di vetro

Oggi, la storia
Mercoledì 03 febbraio 2016 - 07:05

La storia è avara di immagini. I secoli passati sono stati raccontati soprattutto attraverso le parole e con poche migliaia di quadri, miniature di manoscritti o illustrazioni di opere a stampa.

Le immagini storiche sono poche perché sono andate perdute, ma anche perché un tempo la loro produzione era estremamente limitata. Basti pensare che tutte le principali religioni – Ebraismo, Islam e in qualche misura anche il Cristianesimo – condividono una profonda diffidenza verso le immagini. Di conseguenza un uomo del Medioevo, lungo tutto il corso della sua vita, vedeva un numero di immagini pari a quelle che oggi incrociano il nostro sguardo nel giro di pochi minuti.

Nell’Ottocento l’invenzione della fotografia ha cambiato interamente i termini della questione. Le immagini si sono moltiplicate ma anche così il loro numero è stato limitato dalle tecnologie adottate: si utilizzavano infatti dapprima pesanti lastre di vetro e poi rullini di pellicola, che dovevano essere sviluppati e stampati nella camera oscura.

Nel 1989 Bill Gates, il fondatore di Microsoft, decise di creare Corbis, il più grande archivio di fotografie storiche al mondo. E nel 1995 acquistò la collezione di Otto Bettmann, un ebreo tedesco che nel 1935 era fuggito dalla Germania nazista per rifugiarsi negli Stati Uniti, portando con sé quasi soltanto la sua imponente raccolta di immagini, accresciuta negli anni seguenti. Otto Bettmann fu l’inventore di una nuova professione: il venditore di fotografie. Vengono dal suo archivio alcune delle icone del nostro tempo: la vertiginosa merenda sulla trave dei muratori del Rockefeller Center, il dirigibile Hindenburg che brucia, Hitler a Parigi, Einstein che fa la linguaccia, Rosa Parks che viaggia orgogliosa sull’autobus non più riservato ai soli bianchi.

Corbis ha raccolto nel tempo una collezione di oltre cento milioni di immagini, ben custodite in una vecchia miniera di ferro, sessanta miglia a nord di Pittsburgh, Pennsylvania.

Da pochi giorni però Corbis è stata acquistata dall’azienda Visual China Group e così una parte importante della memoria dell’Occidente è ora in mano ai Cinesi. Sulla decisione di vendere Corbis hanno pesato gli scarsi profitti dell’attività o forse la sfida impossibile di archiviare le infinite immagini prodotte ogni giorno grazie alla tecnologia digitale e all’uso compulsivo degli Smartphone. Basti pensare che su una popolare piattaforma di condivisione come Instagram vengono caricate 3600 foto al secondo.

Ma quante di loro saranno a disposizione degli storici del futuro?

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