Oggi, la storia

Walzer e Ventagli

di Piero Stefani

  • 03.06.2015, 09:05
due ventagli cinesi

due ventagli cinesi

  • Keystone
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Oggi, la storia 03.06.15

Oggi, la storia 03.06.2015, 07:05

Si avvicina la stagione in cui si useranno i ventagli. Un tempo lo si faceva più di quanto si faccia ora; tuttavia, per quanto adesso il caldo si combatta con altri mezzi, essi ci sono ancora noti. Quanto sta scomparendo è invece la loro aura. Nessuno pensa di rendere un condizionatore un oggetto artistico e ancor meno di trasformarlo in strumento per comunicare segreti messaggi o di farne un manufatto personalizzato. Il ventaglio è dotato di una simbologia di cui sono privi altri mezzi di refrigerazione. In Italia c'è una cerimonia che si svolge a fine luglio in cui i rappresentanti della stampa parlamentare regalano un ventaglio alle massime cariche dello stato. Impossibile pensare che si decidano a sostituirlo con un ventilatore. Durante la Belle Époque era consuetudine per le dame della buona società farsi scrivere dediche sui propri ventagli. Allora era lontano il tempo del selfie. Per testimoniare l'avvenuto incontro con qualche illustre personaggio ci si affidava a un detto, più o meno memorabile, scritto da quest'ultimo. Non fece eccezione Adele, la terza moglie di Johann Strauss junior. Quando incontrò Johannes Brahms prontamente gli porse il proprio ventaglio. Il grande compositore vi tracciò un pentagramma, vi scrisse alcune battute del Bel Danubio blu e vi aggiunse questa riga «Non di Johannes Brahms, purtroppo». Strauss, il re del walzer, diede luogo a un fenomeno raro, la sua musica godette subito di immensa popolarità tra tutte le classi sociali, ma fu incondizionatamente ammirata anche dai grandi compositori. Un fenomeno che nel Novecento ha trovato una qualche corrispondenza solo nel caso dei Beatles. Wagner giudicò, a ragione, Strauss la mente più musicale di Europa; Brahms, come si è visto, lo ha reso oggetto di una cordiale invidia. Oggi 3 giugno ricorre l'anniversario della morte di Strauss avvenuta nel 1899. Ci è dato di commemorare la sua scomparsa, ci è invece precluso di celebrare la dipartita dei suoi walzer e delle sue polke; essi infatti sono immortali. Lo sono non per loro natura, ma perché non ci stancheremo mai di suonarli e di ascoltarli.

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