(TiPress )

PAM

di Monica Bonetti

Il suo nome sembra un’esplosione. Un suono onomatopeico che da una parte ricorda lo spirito e l'irruenza dei dadaisti, dall’altra riassume in modo sintetico ma anche fedele il lavoro di chi lo porta. Paolo Mazzuchelli è difficilmente classificabile. Eclettico fino a sembrare onnivoro, curioso e a tratti quasi svagato, riesce però come per magia a tenere insieme tutti i suoi filoni ispirativi e le molteplici sollecitazioni da cui nascono le sue opere.

Il MASI, Museo d’arte della Svizzera Italiana, gli dedica in queste settimane un’ampia retrospettiva. Una mostra singolare come questo artista nato a Lugano e ora residente a Tegna alle spalle di Locarno, perché non è allestita secondo criteri cronologici o tematici, né espone le sue opere sulla base delle diverse tecniche esecutive che negli anni si sono alternate nel suo atelier. Eppure il risultato è di una mirabile coerenza estetica ed espositiva, e riesce ad offrire uno spaccato sull’uomo e sull’artista.

Proprie dalle sale del MASI parte questa settimana "Voci dipinte", per raccontare attraverso la testimonianza diretta di Paolo Mazzuchelli e di Cristina Sonderegger, curatrice del progetto espositivo, chi è PAM.

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