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Olimpicamente 2018

Adattamenti e regia di Sergio Ferrentino

lunedì 05/02/18 10:35 - ultimo aggiornamento: mercoledì 14/02/18 08:15

Da lunedì 05 a venerdì 23 febbraio 2018 alle 10:35
Replica il giorno seguente alla 01:30

Che cosa pensa un atleta mentre compie un’azione sportiva? Quali sono le parole che passano nella testa di chi sta correndo una discesa libera, di chi sta saltando con gli sci o di chi sta lottando sulla pista di fondo per vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi?

Ecco da cosa parte “Olimpicamente”, perché tutti i racconti, anche quelli di sport, nascono con la voglia di rispondere ad alcune domande.

“Olimpicamente” vuole dare una prospettiva inedita, una visuale nascosta, ma allo stesso tempo privilegiata: l’ultimo centimetro dal traguardo, lo sforzo estremo per la medaglia d’oro, l’apoteosi della vittoria, ma anche l’attimo dell’addio, il record perduto, il sorpasso dell’avversario, l’istante della sconfitta.

Le sfide e le competizioni di 15 atleti olimpionici (tra i quali Michela Figini e Simon Amman) vengono narrate su “Rete Due” alle 10:35 dal 05 al 23 febbraio, attraverso gli occhi dei protagonisti: che cosa hanno pensato e pensano durante i loro gesti atletici?

PyeongChang 2018

05.02.18 "Quelle tre curve", di Gianmarco Bachi

 

Con il numero 1 scende Peter Müller, uno specialista, uno dei più grandi interpreti della velocità. Gara impeccabile, non sbaglia niente. E discesa dopo discesa si comprende il solco che ha scavato tra sé e gli altri: 2 secondi a tutti. Gara finita. Anzi no. Perchè con il numero 14 tocca a Pirmin Zurbriggen. Doveva essere la sua chance, anche se a quel punto Peter Muller appare inarrivabile. Ma Pirmin quella gara non la può perdere. E a discesa perfetta risponde con una discesa ancora più perfetta. È il più forte. Ce la fa. L'oro è suo.

06.02.18 "La berretta verde", di Flavio Stroppini

 

Vreni Schneider: il talento. Puro, cristallino, levigato dagli eventi e dalle intemperie di una vita iniziata con difficoltà. Ah signore e signori! Ogni tanto lo sport ci permette di raccontare delle storie che sono rivincite, che diventano leggende, che sono epica e poesia, che ci mostrano quanta bellezza possiamo conquistare in ogni angolo di questo mondo. Focalizziamo un evento: Calgary 1988…

07.02.18 "Il re della carambola", di Gianmarco Bachi

 

È la storia del pattinatore più scarso ad aver mai vinto un’olimpiade. A Salt Lake City scende sul ghiaccio senza nessunissima speranza. Viene dall’Australia, dove vuole andare? Nei quarti dello short track arriva terzo. Ma poi squalificano i primi due. E passa. In semifinale sul rettilineo finale è quarto e staccato. Ma ne cascano due. E passa. Miracolato si ritrova in finale. Per fare passerella, mica altro. E così accade. Ultimissimo per tutta la gara. Finché all’ultima curva cadono tutti. Tranne lui. Che vince la più incredibile delle medaglie d’oro.

08.02.18 "Il secondo grande sogno", di Mario Mucciarelli

 

Slalom gigante femminile. Una sciatrice gareggia per i colori della Thailandia. È Vanessa Mae, una delle più famose e ricche violiniste del mondo. Bellissima, ex enfant prodige, impegnata a mescolare classica e pop, ora ha deciso di realizzare il suo secondo grande sogno: sciare alle Olimpiadi. Pensa ai sacrifici, allo scetticismo, ai rapporti difficili con i genitori... Pensa e parte. Arriverà 67esima. Ultima. Ma il suo secondo grande sogno lo ha ormai realizzato. Pochi mesi, però, si scopre che aveva barato con i punteggi per l’ammissione ai Giochi. Oggi, dopo un lungo processo, è stata assolta per assenza di prove. Ogni sogno ha un prezzo.

09.02.18 "Fratelli d’oro", di Flavio Stroppini

 

Nella finale olimpica del gigante parallelo nello snowboard si sfidano due fratelli. Uno di qua e uno di là. Per due manche! Il loro nome? Philipp e Simon Schoch, da Steg, Vallese. Philipp è il minore già oro olimpico nel 2002 a Salt Lake City. Philipp si aggiudica la prima manche. La seconda manche lo vedrà partire qualche decimo di secondo prima del fratello. Eccolo lì, pronto a partire…

12.02.18 "Dopo tutti questi anni", di Mario Mucciarelli

 

Per anni il salto con gli sci, alle Olimpiadi, è stata solo una disciplina maschile. Ma le donne praticano la specialità da tempo. Lindsey Van, americana, è stata una delle grandi campionesse degli ultimi anni, e ha combattuto anche a suon di processi per ottenere che il salto diventasse specialità olimpica. Ma i pregiudizi continuavano ad essere più forti dell’evidenza. La sua battaglia è stata vinta solo ora, e a Sochi, per la prima volta il salto ha anche una gara femminile. Lindsey non è più una ragazzina, e non è più la migliore del circuito. Ma ora sta per gareggiare e tutto quello che ha dovuto passare le ritorna in mente. Salta, vola… e arriva quindicesima. Il suo sogno di vincere la medaglia olimpica non si realizzerà mai, ma la sua battaglia più grande è stata vinta

13.02.18 "Sono cenerentola", di Gianmarco Bachi

 

Alla vigilia delle olimpiadi di Lillehammer la pattinatrice americana Nancy Kerrigan viene aggredita da uno sconosciuto che la colpisce al ginocchio con un martello. Viene fuori che lo sconosciuto è l’ex marito della sua più grande rivale: la connazionale Tonia Harding. In attesa del processo la federazione pensa di squalificare la Harding che però minaccia una causa miliardaria. Vanno quindi entrambe ai giochi, compresa la Kerrigan che, pur acciaccata, si presenta ai nastri di partenza. Sul ghiaccio la Harding sbaglia tutto, chiede e ottiene di ripetere l’esercizio, arriva ottava. Mentre Nancy si vendica della rivale e strappa una medaglia che sembrava impossibile.

14.02.18 "Il cielo è ribaltato", di Gianmarco Bachi

 

Herman Maier arriva in ritardo su un cambio di direzione. Si scompone su un dosso e prende il volo. Decolla proprio. 30 metri. Si capovolge in aria. Atterra su una reta, la sfonda. Ne sfonda un'altra. Si ribalta ancora. Finisce in un nevaio. E si rialza. Miracolosamente illeso. E rimane lì. A rivedere il suo volo. 20 ore dopo torna in pista. E vince l'oro in SuperG. E poi ritorna in pista di nuovo. E rivince l'oro nel gigante.

15.02.18 "Senza mazza e caschetto", di Gianmarco Bachi

 

Vancouver, l'ultimo tedoforo è Wayne Gretzky, la più grande leggenda dell'hockey contemporaneo. Mentre si approccia all'accensione della fiaccola nella sua mente c'è lo slittinista georgiano schiantatosi 4 ore prima dell'inizio della cerimonia di apertura. C'è la fobia per il virus H1N1 che si è impadronita del villaggio olimpico, messa a confronto con i colpi e le botte affrontate in tanti anni di carriera. C'è la malinconia di non essere più in campo e il ricordo dell'ultima vittoria olimpica, quella con cui il Canada è diventata la nazionale più medagliata di sempre.

16.02.18 "Quello che conta è il finale", di Mario Mucciarelli

 

Ha quarant’anni, Eugenio Monti. Ha dominato il bob per anni. Ma non ha mai vinto l’oro olimpico. Tanti trionfi nel bob, ma alle Olimpiadi meno. Ora Eugenio si prepara alle sue ultime gare, e il passato torna a visitarlo. Soprattutto il famoso episodio dei Giochi del 1964, quando regalò un bullone agli inglesi e questi vinsero la gara. Il gesto gli valse una medaglia De Coubertin per la sportività, ma anche tante critiche più o meno sussurrate. E se avessero avuto ragione i cinici? Ma no, Eugenio sa di aver fatto la cosa giusta. E poi quello che conta è la gara di oggi. E stavolta il “Rosso Volante” vince. Un grande finale di carriera. Meritato e leggendario. Il resto della sua vita purtroppo fu costellato di guai e dolori. Ma il finale che contava era stato un altro.

19.02.18 "Il Grande Gigante A Volte Gentile", di Mario Mucciarelli

 

Sarà gentile stavolta il Gigante? È quello che si chiede Deborah Compagnoni mentre aspetta di affrontare la sua specialità, il Gigante, ai Giochi di Nagano 1998. Nella sua carriera le vittorie si sono alternate agli infortuni. Nel 1988 si rompe i legamenti del ginocchio. Torna a sciare, e ai Giochi del 1992 vince il SuperG in scioltezza, ma durante il Gigante il ginocchio si rompe di nuovo. Nel 1994 si ripresenta ai Giochi, e stavolta il Gigante è suo. Le Olimpiadi del 1998 sono la sua ultima opportunità per vincere una medaglia. Deborah ripercorre gli alti e bassi della sua carriera. Riuscirà a cancellare le paure? Sarà capace di trovare la serenità che le serve? E il suo Gigante, amico-nemico, sarà gentile o no, quest’ultima volta?

20.02.18 "Essere o non essere", di Mario Mucciarelli

 

Fuahea Semi è nato nelle Isole Tonga. Non c’è neve nelle Isole Tonga. Ma c’è Fuahea a gareggiare nello slittino alle Olimpiadi di Sochi 2014. Solo che non gareggia col suo vero nome, bensì con quello di Bruno Banani. Bruno Banani, guarda caso, è un brand tedesco di biancheria intima. Fuahea – o Bruno – ha cominciato qualche anno prima, rispondendo alla chiamata delle principessa di Tonga, che voleva un suo connazionale gareggiare alle Olimpiadi Invernali. Da lì venne fuori la proposta della Bruno Banani di sponsorizzare l’operazione. A patto di cambiare nome e cognome all’anagrafe. Fuahea ha accettato e ora cerca di fare il meglio che può. La principessa all’arrivo sorride, lo sponsor sorride, Fuahea… No, lui pensa solo alla gara. Non è arrivato ultimo, ma poteva fare meglio. Non vuole tornare ad essere un Fuahea Semi qualsiasi. Vuole restare Bruno Banani. L’unico vero Bruno Banani. Almeno per un altro po’.

21.02.18 "E ora che gli racconto?", di Mario Mucciarelli

 

Anders Haugen sta per ricevere la sua prima medaglia di bronzo, salto con gli sci. Solo che siamo nel 1974 e la medaglia si riferisce ai giochi del 1924. Cosa gli racconto, si chiede Anders? Ripensa a come praticamente “importò” gli sport nordici in America, lui emigrato scandinavo. Ripensa alla gara del 1924, dove arrivò quarto. Chi ci pensava più? Poi è arrivato un altro sciatore che ha rivelato che c’era stato un errore, è partita un’indagine, ed eccoci qui. La figlia di Torleif Haug, che aveva avuto la medaglia di bronzo, un norvegese che di medaglie ne ha vinte altre, sta per consegnarla ad Anders. Haug, Haugen, avevano fatto confusione. Ma a distanza di tanti anni, ha davvero importanza? Poi arriva il momento, e i pensieri di Haugen si chiariscono. Una medaglia è sempre una medaglia. E poi lui se la meritava, quella medaglia. E che diavolo!

22.02.18 "Il maghetto", di Flavio Stroppini

 

Simon Amman arriva all’appuntamento olimpico nel mezzo di una stagione formidabile. Rischia di vincere tutte e quattro le prove del “nordic tournament”, rischia di vincere la coppa del mondo e perché no anche il mondiale e forse pure questa olimpiade. Sia dal trampolino normale che da quello lungo. A Santa Maura, la prima prova: il trampolino normale. Sarà normale anche il salto di Simon Amman?

23.02.18 "La libera come opera d'arte", di Flavio Stroppini

 

16 febbraio 1984. Sarajevo, allora Jugoslavia. Si sta per correre la discesa libera femminile. Se la meteo lo permette. Siamo all’ennesimo rinvio… Ieri la gara è stata annullata. A quel momento in testa c’era la giovane svizzera Michela Figini, non ancora diciottenne! Oggi come reagirà mentalmente a dovere ripetere una prestazione fuori dall’ordinario come quella di ieri? Eh già… riuscirà Michela Figini, a dispetto della sua giovane età, a ritrovare la tranquillità?

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