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Il galateo delle buone maniere: la finezza nei modi e l’eleganza nel pensiero salveranno il mondo?

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  • Antonio Bolzani
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Le buone maniere salveranno il mondo? Il galateo, oggi, è qualcosa di frivolo e di superfluo? Ve lo chiedo, care ascoltatrici e cari ascoltatori, ma soprattutto desidererei una risposta dalla nostra ospite odierna, un’esperta del settore, che non ci dirà «questo si fa» e «questo non si fa» e non ci offrirà nemmeno una lunga lista di regole da applicare, un codice che può anche apparire arbitrario o discutibile, ma che ci fornirà alcuni preziosi spunti di buone maniere, utili per ristabilire una base di civiltà, per agire con empatia, per mettere l’altro a proprio agio, per trovare un equilibrio tra affermazione personale e riguardo per gli altri, e per conciliare autenticità schietta e pacata discrezione. Una sorta di rispetto verso noi stessi e verso gli altri in un’ottica che ci guida anche a una valorizzazione, a una difesa e a un presidio della nostra dignità. L’umanità ha compreso, fin dalle sue origini, che vivere insieme porta vantaggi a tutti, ma richiede reciprocità e simmetrie: la mia libertà termina dove comincia la tua. In un’epoca come la nostra in cui la libertà è diventata un valore assoluto e frainteso, assistiamo allo sgretolarsi dei delicati equilibri della vita in comune. Un argine per questa deriva però c’è: ripartire dalle buone maniere, che non coincidono più con precetti polverosi e anacronistici, ma sono un distillato di sapere sociale a cui attingere per sintonizzare i nostri gesti al contesto e preservare l’armonia: un presidio di resistenza gentile. Con un tono brillante e divulgativo e contenuti sorprendenti, Elisa Motterle -che è la nostra ospite odierna e che ha scritto un bel libro intitolato Il tao delle buone maniere, edito da Einaudi-, ricostruisce una mappa di concetti apparentemente opposti – ordine / caos, forma / sostanza, pubblico / privato, implicito / esplicito – per tracciare una “strada” mediana fra queste polarità e mostrarci come derivarne regole di buona convivenza, flessibili e armoniosamente complementari: non fredde convenzioni, quindi, ma l’integrazione di intelligenza emotiva e filosofia quotidiana per scegliere consapevolmente i gesti e le parole da utilizzare in un determinato contesto. Per esempio: come e in quale modo salutare? Come ben scrive la nostra ospite odierna «Viviamo in un tempo che ha molta fretta e pochissima finezza. Un tempo che confonde la sincerità con lo sfogo, la spontaneità con la sciatteria, il diritto con la pretesa. Un tempo che ci allena a reagire più di quanto ci insegni a comprendere. Eppure la civiltà si regge esattamente su ciò che non fa rumore: sulla critica trattenuta, sull’imbarazzo evitato, sul gesto che salva l’altro, sul vedere senza esporre. Sono gesti apparentemente inutili, uno “spreco” di energia che nessun altro animale si concederebbe. Ma è proprio in questo spreco magnifico – in questa scelta di dedicare tempo e attenzione alla cura delle relazioni – che risiede la nostra umanità. Un lavoro quotidiano, fatto di dettagli, di contesti, di scelte piccole ma costanti. E, come tutte le cose che valgono davvero, richiede cura. Ma è anche un atto di resistenza. In un mondo che premia la velocità sulla riflessione, l’urlo sul sussurro, la reazione sull’attenzione, praticare le buone maniere è quasi un gesto sovversivo». Il protocollo o il galateo ci dice cosa fare, ma è il buon senso a dirci quando non farlo. Perché la forma e la sostanza non sono avversarie ma alleate indispensabili. La forma senza la sostanza è pura esibizione, mentre la sostanza priva di forma rischia di passare inosservata o inascoltata.

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