Al lavoro con il certificato Covid?

Con Isabella Visetti

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Da lunedì 13 settembre, entra in vigore l’estensione del certificato Covid decisa dal Consiglio federale mercoledì scorso, Consiglio federale che vede in questo documento lo strumento principale per evitare il sovraccarico delle strutture sanitarie e scongiurare nuove chiusure. Il certificato sarà obbligatorio all’interno di bar e ristoranti, nelle strutture culturali, sportive e per il tempo libero al chiuso, nelle manifestazioni al chiuso e nelle grandi manifestazioni all’aperto.

Questa estensione coinvolge anche il mondo del lavoro: i datori di lavoro sono infatti autorizzati a verificare se i lavoratori possiedono un certificato Covid nel caso in cui questo serva a definire misure di protezione opportune o all’attuazione di un piano di test. I risultati, specifica l’ordinanza del Consiglio federale, non possono essere usati per altri scopi, e ogni decisione che scaturisce da questa verifica, per esempio l’esonero dell’uso della mascherina per i lavoratori con pass Covid, devono prima essere discusse con i dipendenti e documentate in forma scritta. Malgrado queste cautele, c’è il timore di una possibile discriminazione tra lavoratori in un contesto non legato a un’attività di svago o sportiva, ma a un bisogno primario e fondamentale. Quali accorgimenti adottare per evitarla? Come garantire a tutti pari condizioni nell’accesso al luogo di lavoro e nello svolgimento delle proprie mansioni? Come assicurare la protezione dei dati e il rispetto della sfera personale? 

Ne discutiamo a Millevoci con:
Luca Albertoni,
direttore della Camera di commercio del canton Ticino
Giangiorgio Gargantini, segretario regionale di UNIA, regione Ticino e Moesa
Prisca Quadroni, avvocata, specialista nell’introduzione di nuove tecnologie
Markus Krienke, teologo, professore di filosofia moderna e di etica sociale alla Facoltà di Teologia a Lugano