Joe Biden (Keystone)

America, la quiete dopo la tempesta?

Con Roberto Antonini

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Un mitragliata di ricorsi finora tutti respinti e alcuni dei quali considerati del tutto sconclusionati, un team di avvocati guidati tra gaffe e brutte figure da Rudy Giuliani, l’ex sindaco di New York che dopo aver rifiutato di indossare la mascherina è ora ricoverato per il Covid-19, un’infinita serie di proteste, improperi, accuse da parte di un presidente uscente che non riconosce la sconfitta, un clima che alcuni non hanno esitato a definire quasi golpista: a oltre un mese dalle elezioni, gli Stati Uniti hanno solo un presidente eletto, ma la cui vittoria non è ancora ufficializzata e neppure riconosciuta dal presidente uscente. La democrazia americana sembra uscire da questa durissima prova con le ossa rotte, anche se ormai siamo in dirittura d’arrivo e fra quale giorno, il 14 dicembre, i Grandi Elettori dovranno riunirsi per sancire la vittoria di Joe Biden. In che stato lasciano l’America in 4 controversi anni di un presidente del tutto anomalo sul quale il paese rimane spaccato come mai prima d’ora? E cosa ci possiamo attendere dalla prossima amministrazione Biden? Interrogativi di grande interesse, anche perché (le elezioni lo hanno dimostrato) gli Stati Uniti rimangono una nazione dalla quale il mondo non può prescindere, sia per il loro ruolo economico, sia per quello militare e “culturale”.

Ospiti:
Mario Del Pero, professore a Science Po di Parigi, tra le sue numerose pubblicazioni: “Era Obama. Dalla speranza del cambiamento all’elezione di Trump” (Feltrinelli) e “Libertà e Impero. Gli Stati Uniti e il mondo, 1776-2016” (Laterza)
Gaja Pellegrini Bettoli, giornalista americana, autrice di “Shake-up America. Capire le elezioni 2020 come un americano” (Castelvecchi)
Andrew Spannaus giornalista, analista, autore tra l’altro di “La rivolta degli elettori” e di “L’America Post-Globale” (Mimesis)
Andrea Vosti, giornalista RSI, ex corrispondete a Washington, autore di “America First, cronaca, storie e aneddoti di un paese in crisi di identità” (Armando Dadò)