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Chiuso fino a nuovo avviso: quando a fermarsi è il mondo dello sport

Con Antonio Bolzani

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Campionati e playoffs di hockey su ghiaccio annullati; competizioni e partite a porte chiuse; attività interrotte; manifestazioni rinviate; e grandi e importanti eventi come i Campionati europei di calcio e le Olimpiadi estive, forse, posticipati: a poco a poco il grande, medio e piccolo mondo dello sport si sta fermando. Attualmente sono davvero pochi, pochissimi, gli appuntamenti confermati in agenda: si contano, insomma, sulle dita di una mano…!

La grave emergenza sanitaria ha quindi costretto federazioni, società, atleti e organizzatori di eventi a chiudere tutto fino a nuovo avviso. Quando e come si potrà ripartire? È questa la domanda che tutti, tifosi e appassionati compresi, si pongono in queste settimane difficili e sofferte e in cui trovare degli spiragli di luce e di speranza è davvero un compito arduo, se non impossibile. Giocare a “porte chiuse” non convince e non esalta proprio nessuno. Vi sono, insomma, vari interessi in gioco, in primis la salute pubblica, ossia anche la salute degli stessi sportivi e atleti; poi, vi sono gli interessi economici, sociali, politici, mediatici e le esigenze di calendari che difficilmente potrebbero assorbire tutto quanto è stato posticipato in questo particolare periodo. Si tratta, quindi, di fare anche delle dolorose rinunce e, come è peraltro già successo, di annullare definitivamente gare e manifestazioni che non hanno la possibilità di essere rinviate. Se a ciò aggiungiamo che l’attuale stop riguarda anche tutte le ragazze e tutti i ragazzi che settimanalmente svolgono i loro allenamenti e le loro competizioni in un’infinità di settori giovanili di svariate società sportive si capisce bene come siano più vuote le giornate sia degli stessi giovani atleti sia degli smarriti e disorientati tifosi e appassionati, abituati a quella bulimica offerta agonistica quotidiana che giorno dopo giorno ha accompagnato i nostri mesi e i nostri anni. Si tratta, insomma, di trovare altri stimoli e motivazioni. Per fare il punto alla situazione diversi “addetti ai lavori” spiegano e raccontano cosa significa vivere e sopravvivere senza o con pochissimo sport e quali potranno o potrebbero essere gli scenari futuri.

Ospiti
:
Omar Gargantini, giornalista sportivo della RSI e responsabile della redazione sportiva della radio;
Mattia Piffaretti, psicologo dello sport, dottore in psicologia, docente di psicologia dello sport alla facoltà di medicina dell’Università di Friborgo
Marzio Minoli, giornalista economico della RSI
Andrea Di Caro, vice direttore della Gazzetta dello Sport
Marco Marano, medico sportivo e specialista in chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparato locomotore presso la Clinica Ars Medica e dottore dello staff medico dell’HC Lugano e del FC Lugano;
Patrick Siragusa, dottore e specialista in medicina interna generale e medicina dello sport