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Alex Zanardi, l’uomo che non conosceva la paura

Roberto Gurian ricorda l’ex pilota di Formula 1 e atleta paralimpico italiano

  • 2 ore fa
Una vita segnata dagli incidenti e dall'incredibile forza di reagire sempre

Una vita segnata dagli incidenti e dall'incredibile forza di reagire sempre

  • Keystone
Di: Roberto Gurian 

Un uomo che non conosceva la paura. Non potrebbe forse esserci maniera migliore di ricordare Alessandro Zanardi, Alex per gli amici e poi anche per gli appassionati che ne hanno seguito la carriera a quattro e a tre ruote. Nato in un periodo che avrebbe concesso anche ai meno abbienti di tentare l’avventura con le corse, Alex partì con i kart per poi aprirsi, non senza fatica, la strada verso le monoposto più importanti. Così finì per ritrovarsi in Formula 1. Prima con la Minardi, sempre propensa a dare una possibilità ai giovani, e poi con la Lotus. E lui propenso a mettere sul piatto della bilancia un coraggio smisurato. Chi c’era non può dimenticare lo spaventoso incidente a Spa nelle qualifiche del Gran Premio del Belgio. Cinquanta e passa g di decelerazione assorbiti in un batter di ciglia. E il giorno dopo con gli occhi arrossati per la rottura dei capillari in stile Willy il Coyote, ma anche l’irriducibile voglia di risalire in macchina il più presto possibile.

Come un vero emigrante di successo, Zanardi ha trovato fama e gloria in America. Due titoli di campione con le monoposto più importanti, con all’attivo un sorpasso all’esterno al cavatappi di Laguna Seca ai danni di Bryan Herta, entrato nell’antologia delle corse. Poi, dopo una parentesi poco fortunata con la Williams in Formula 1, il terribile incidente al Lausitzring con le gambe letteralmente tranciate dalla vettura di Tagliani .Salvo per miracolo dopo quattordici trasfusioni, rimase quattro giorni in coma farmacologico prima di riprendersi da condizioni giudicate disperate. In molti si sarebbero rassegnati ma, come Clay Regazzoni, Zanardi volle tornare in sella, anzi dietro a un volante correndo con le auto da turismo.

Poi, spinto anche dalla necessità di allenarsi, aprì la porta di una nuova carriera. Dopo aver studiato la realizzazione di un mezzo adeguato e tecnicamente avanzato, è diventato paratleta di livello mondiale con l’handbike, di fatto una carrozzella a tre ruote con cui andare il più forte possibile. Tanto forte da vincere, tra l’altro, campionati italiani, la maratona di New York e quella di Roma, due medaglie d’oro alle Paralimpiadi di Londra del 2012 e due a quelle di Rio quattro anni dopo.

L’ultimo ricordo è quello di una visita nel paddock di Monza, con i bicipiti che avrebbero fatto invidia a Braccio di Ferro e l’orgoglio nel mostrare la puntura dell’ennesimo controllo antidoping. Pure con tre ruote Alex andava veloce, anche troppo. Paolo Bettini, ex ciclista professionista e CT della nazionale di ciclismo, si spaventò nel vederlo scendere dai passi durante la Maratona delle Dolomiti. Un paio di incidenti con la sua specialissima tre ruote avrebbero dovuto suonare un campanello d’allarme. Ma Zanardi la paura non ha mai saputo cosa fosse… fino a quel tragico schianto con la testa contro un camion, sei anni fa.

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Il commento di Giacomo Moccetti su Alex Zanardi (Rete Uno Sport 02.05.2026, 12h30)

RSI Sport 02.05.2026, 11:20

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Notiziario 02.05.2026, 10:00

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