Un ritorno nell'amato deserto
Un ritorno nell'amato deserto (Filippo Rossi/Facebook)

Filippo Rossi raddoppia la sfida

Il runner ticinese affronterà in Namibia una massacrante corsa da 520km

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Nove tappe, dieci giorni, 520 chilometri complessivi. È questa la nuova sfida che affronterà nel deserto della Namibia Filippo Rossi, il 31enne ticinese specialista delle ultramaratone, delle corse massacranti al confine tra la competizione sportiva e l'impresa individuale. Delle corse che rappresentano anche una continua ricerca del limite e del suo superamento, frutto di tanto allenamento, di uno stile di vita adeguato, di un'alimentazione controllata e di un ottimo equilibrio psicofisico, che non sempre si riescono a mantenere. Abbiamo raggiunto il runner al telefono mentre si spostava verso il punto da cui mercoledì partirà la gara con una tappa di 37km. Seguono una frazione da 70km e una serie di stage tra i 39 e 55 km, per culminare con i 137km della nona e ultima tappa da percorrere tra giovedì 26 e venerdì 27 maggio nel tempo limite di 35 ore.

Cosa ci puoi dire di questa corsa in Namibia?

È una gara di 520km che, come le altre si svolge in totale autosufficienza. Vale a dire che noi dobbiamo avere nel nostro zaino da mangiare e il sacco per dormire. Gli organizzatori ci forniscono la tenda e l'acqua. Dopo cinque giorni possiamo fare di nuovo rifornimento, altrimenti avremmo troppo peso da portarci dietro.

Su Facebook dici che cerchi un grande risultato, nonostante le difficoltà a restare competitivo. Intendi che la preparazione non è stata adeguata? Come ti sei preparato?

Il problema è che faccio fatica ad allenarmi. Il mio lavoro di reporter freelance mi porta in giro per il mondo ed è difficile mantenere sempre un'alimentazione corretta e uno stile di vita adeguato alle gare. In Svezia in febbraio arrivavo da un periodo di stress e da problemi legati al lavoro che mi sono portato in gara, finendo per ritirarmi subito.

Appunto in Lapponia in febbraio la gara non andò bene. Ora ti rilanci nel deserto. Sono condizioni che preferisci?

Sì, in questo tipo di competizioni l'aspetto mentale gioca un ruolo fondamentale. In Svezia avevo già avuto una disavventura per mancanza di esperienza nel 2006. E forse oltre al periodo di stress e all'uscita del mio libro, anche questo aspetto ha influito sulla mia controprestazione. Nel deserto sono a mio agio. Ci sono stato diverse volte non solo per gareggiare e conservo dei bellissimi ricordi. Ho esperienza, qui in Namibia ho già corso in passato e conosco le difficoltà. Non posso dire di giocare in casa, ma quasi...

Aumentano le distanze, aumentano le tappe. In che modo questa corsa di 520km è diversa da quelle di circa 250km che avevi fatto in passato?

Diciamo che se solitamente dopo cinque o sei giorni sei in dirittura di arrivo, qui ti trovi solo a metà gara. La gestione delle energie cambia parecchio. Inoltre l'ultima tappa sarà di 140km, suddivisa su due giorni. Sarà massacrante, ci si giocherà tutto nel 9o e nel 10o giorno e sarà cruciale arrivare in un buono stato psicofisico.

In Svezia dicevi di voler competere, che non saresti andato per vincere. Qui in Namibia quali sono gli obiettivi?

Credo che bisognerà partire con calma e vedere a che punto siamo vero la 7a tappa. Poi potrò decidere a cosa puntare. Mi sento molto meglio rispetto alla Svezia e voglio ritrovare il piacere della competizione. Ecco forse questo è il vero obiettivo. Un mese fa ho fatto una corsa in Turchia, la prima dopo la delusione svedese, e l'ho portata a termine al 13o posto. Già lì ho ritrovato un po' di quella passione che era andata scemando. Qui nel deserto spero di completare il riavvicinamento al mondo delle competizioni, che ha sempre fatto parte della mia vita.

Prossime sfide a livello sportivo e a livello professionale?

C'è tante carne al fuoco, ma ne voglio parlare più avanti. Ora sono concentrato unicamente su questa gara. Sarà durissima, un massacro. Insieme agli altri concorrenti metterò a dura prova il fisico e la testa. Per arrivare in fondo ci vorranno tanta energia e tanto equilibrio, quindi è meglio pensare unicamente alla corsa.

L'obiettivo nella gara?

Non sono un campione, ma non mollo mai. È chiaro che la volontà di vincere c'è, ma ora affronto le sconfitte in modo più cool. Non mi arrabbio come in passato. Riconosco che uno è stato più bravo, che era più in forma e mi preparo per essere più competitivo al prossimo appuntamento.

I risultati ufficiali potranno essere visti sulla pagina Facebook dell'organizzatore.

 

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