Da calciatore a guardia di confine
Da calciatore a guardia di confine (rsi.ch)

"Trovare piacere anche dopo il professionismo"

Imperatori, Regazzoni e Suter parlano del loro passaggio tra sport e lavoro

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Praticare lo sport a livello professionistico è certamente un impiego a tempo pieno, ma quando una carriera finisce non è così facile rientrare nel mondo del lavoro "normale". Nella Domenica Sportiva dedicata al tema, ecco gli esempi di Paolo Imperatori, Alberto Regazzoni e Fabienne Suter: tutti e tre hanno trovato la loro via, chi l'aveva già preparata e chi no, chi si è sentito pronto a chiudere la parentesi sportiva e chi no. Ma tutti sono d'accordo: "Bisogna trovare il piacere in quello che si fa".

L'ex giocatore di hockey nella sua ultima annata ha capito che era il momento di smettere, e pur con un finale di stagione da protagonista non ci ha ripensato: "Non volevo fosse la classica stagione di troppo. Ho preferito decidere io quando smettere. L'hockey e l'Ambrì sono rimasti nel mio cuore ma come appassionato".

Il calciatore dal canto suo ha avuto bisogno di qualche mese per pensare al da farsi: "Poi ho visto l'annuncio che cercavano guardie di confine e mi sono detto che poteva fare al caso mio. Se posso dare un consiglio a chi gioca a calcio e che fa una buona carriera ma non in grandi campionati è quello di prepararsi un avvenire: facendo il professionista c'è tempo per studiare e/o apprendere una lingua".

Per la sciatrice addirittura il ritorno alla vita civile è stata una liberazione: "Non mi sentivo veramente nel mio mondo, a parte quando chiacchieravo con gli skimen mentre preparavano gli sci. Ora sono molto più tranquilla e felice".

 
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