dall'inviato a Pechino Federico Fiorito
Game winner: Che l’impresa sarebbe stata ardua, se non insormontabile, lo sapevamo già prima di scendere sul ghiaccio. Ma le tre disattenzioni sui primi tre gol sono dei favori di cui la Finlandia non ha bisogno. È vero, la forte pressione ti induce all’errore, ma di fatto il parziale di 3-0 è frutto di una marcatura non precisa di Müller, di una deviazione scellerata di Alatalo e di un passaggio sbagliato di Frick. Pesonen e compagni avrebbero trovato sicuramente il modo di metterci in difficoltà altrimenti, ma non ne hanno avuto bisogno.
Top player: Nonostante guardi quasi tutti dal basso all’alto, resta uno dei giganti della nostra squadra. Oggi ha concluso la sua quinta e probabilmente ultima Olimpiade. Probabilmente, perché vista la freschezza e l’intensità ancora messe sul ghiaccio internazionale alla veneranda età di 38 anni, non è dato sapere quanto sarà la longevità di Andres Ambühl. Segna il gol che riapre il match e se il tiro di Malgin in avvio di terzo periodo fosse andato qualche centimetro più a sinistra probabilmente avremmo assistito a un finale ancora più arrembante.
Timeout: Berra non ha colpe sui tre gol incassati. Eppure con Genoni ti sembra di avere delle garanzie in più. Il secondo periodo è quello dove la Svizzera soffre di più la pressione finlandese, ma la baracca regge nonostante comincino a farsi vedere le fatiche della partita con la Cechia e, dall’altra parte, la freschezza data dal turno di riposo. Se ci possiamo concedere un terzo periodo di grande cuore e coraggio è anche grazie a una scelta, quella di Fischer, che sulle prime sembrava un po’ troppo severa e ingiusta nei confronti del portiere del Friborgo.

