Wenger puntava più in alto
Wenger puntava più in alto (Keystone)

I Giochi cittadini si chiudono senza acuti

Tra l'ovale e l'Aquatics Centre due mondi lontanissimi, le stesse delusioni

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dall'inviato a Pechino Federico Fiorito

In città gli atleti rossocrociati hanno terminato oggi le fatiche olimpiche. In tono un po' dimesso, lo stesso che ci ha accompagnato in queste due settimane, abbiamo salutato Livio Wenger e il team di Silvana Tirinzoni, gli ultimi due nostri rappresentanti impegnati nelle strutture della capitale cinese. Per fortuna che da lontano abbiamo potuto assistere a tante e belle imprese sulle montagne.

L’emozione: C’erano due medaglie potenziali oggi a Pechino. Una che sarebbe dovuta arrivare attraverso un piccolo exploit di Livio Wenger, l'altra ben più a portata di mano con le duplici campionesse del mondo in carica del curling femminile. E invece qualche ora dopo le ultime gare in programma all’ovale, ecco che la squadra di Silvana Tirinzoni, già esclusa dopo una brutta prestazione dalla finale per l’oro, ha mancato ancora l’appuntamento olimpico.

Il protagonista: Arrivando nella capitale cinese abbiamo messo il circolino rosso sulla data del 19 febbraio e sulla gara con partenza in massa del pattinaggio di velocità. Poco prima dei Giochi Livio Wenger si era infatti messo al collo l’argento europeo nella specialità, lui che quattro anni fa si era piazzato quarto a PyeongChang. Siamo arrivati all’ovale tifando per lui, in mezzo a tantissimi supporter coreani, seguendo insieme a loro con passione la gara. Anche il 29enne lucernese puntava più in alto e pure lui, alla fine, deve aver sentito le urla dei nostri compagni di tribuna e di qualche sparuto belga piazzato qua e là.

La curiosità: l’ovale e l’Aquatics Centre, due strutture vicinissime, due mondi lontanissimi. Da una parte una schiera di giornalisti, soprattutto orientali e olandesi, piazzati sul rettilineo e un pubblico animato seduto nella tribuna opposta. Dall’altra un silenzio quasi religioso, spezzato solo rarissimamente da qualche “Heja Sverige” della delegazione svedese. E con una partita sola nel centro dell’arena, anche i commentatori si sono più che dimezzati in un climax discendente che ha fatto da specchio alla parabola del team di Silvana Tirinzoni. Dopo un cammino esaltante nel girone, il saluto finale ha infatti un sapore amarissimo.

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