Solo sei dei tanti protagonisti
Solo sei dei tanti protagonisti (Keystone)

L'alfabeto olimpico, tra il serio e il faceto

Dalla A della mano calda di Ambühl, alla Z della fredda Zhangjiakou

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

dagli inviati a Pechino Federico Fiorito e Luca Steens

A come Ambühl A 38 anni, il veterano della squadra chiude la sua esperienza alle Olimpiadi fornendo altre grandi prestazioni per intensità, grinta ed efficacia sul ghiaccio. Segna due reti, è presente in ogni situazione di gioco e la sua presenza spicca tra le maglie rossocrociate. Un esempio per chi dovrà raccoglierne il testimone. Eterno

B come Beat(o) Con la medaglia d’oro olimpica di discesa l’ormai 36enne bernese, come lui stesso ha dichiarato, ha chiuso il cerchio. Nella specialità regina dello sci alpino Feuz ha vinto tutto, le grandi classiche, il titolo iridato e quello dei Giochi. Leggenda

C come cinesi Come quattro anni fa in Corea del Sud, anche qui i volontari si sono prodigati per tentare di aiutare tutti a svolgere il proprio lavoro al meglio. A ogni richiesta uno stuolo di ragazzi entusiasti di potersi rendere utili e partecipare alle Olimpiadi hanno tentato di trovare una risposta. Rispetto a PyeongChang qualche sì di circostanza (e fuorviante) in meno, ma lo stesso calore nel salutare e far sentire benvoluto l’ospite. Riverenti

D come (Bing) Dwen Dwen Del panda mascotte della 24a edizione delle Olimpiadi invernali sapete ormai tutto se ci avete seguiti. Ha fatto furore sia nelle zone di arrivo nella versione animata, sia sugli scaffali desolatamente vuoti dei negozi ufficiali. Sfuggente

E come Emozioni Come a ogni grande evento, ce ne sono per tutti i gusti. Ci rimarranno però impresse per intensità le giornate nelle quali ci sono state le doppie medaglie elvetiche e in particolare quelle di Lara Gut-Behrami, ma pure l’immensa delusione per la medaglia strappata dal collo di Fanny Smith nello skicross. Turbinio

F come Freestyle Se l’obiettivo fissato da Swiss Olympic era di 15 medaglie lo si deve anche al freestyle, dove la Svizzera, soprattutto in due o tre discipline, può recitare il ruolo di protagonista. Ce l’ha fatta, marcando ancora presenza in un grande appuntamento, Mathilde Gremaud, capace di aggiungere un bronzo e un oro all’argento di Pyeongchang. La star dei social Andri Ragettli torna invece a casa, ancora una volta, a mani vuote, incapace di fare quel salto in avanti (metaforicamente) quando i giochi si fanno importanti. Fortune alterne

G come Gu La giovane freestyler, figlia di un americano e di una cinese, abbraccia la patria materna e viene accolta come un’eroina. Vince subito nel big air e nello slopestyle solo un’immensa Mathilde Gremaud le toglie il secondo titolo, poi completa il trionfo dominando l’halfpipe. Eileen Gu la vedi ovunque sui cartelloni pubblicitari e in televisione, la senti parlare cinese nelle interviste. A soli 18 anni è un personaggio che collega due mondi lontanissimi. Predestinata

H come Hockey Come quattro anni fa una grossa delusione per l'attesa Nazionale maschile elvetica, eliminata nei quarti dai futuri campioni. In generale è stato un torneo "alla finlandese". Titolo negli uomini e bronzo (che vale come un oro) tra le donne. Suomi

I come Iella Una sola data: 16 febbraio 2022. Quarto posto per Andri Ragettli nello slopestyle, per Pirmin Werner negli aerials e per la Nazionale femminile di hockey, quinta e sesta posizione per Loïc Meillard e Daniel Yule nello slalom, settimo e ottavo rango di donne e uomini nella staffetta sprint di fondo, l’eliminazione delle selezioni di Patrick Fischer nell'hockey e di Peter De Cruz nel curling, e il malore di Irene Cadurisch nella 4x6km femminile del biathlon. Sofferenza

J come Jacobellis Alla fine a 36 anni ce l’ha fatta a vincere l’oro nello snowboard cross, 16 anni dopo aver buttato via la possibilità di far suo il primo titolo olimpico della storia in questa specialità. A Torino la statunitense si stava involando verso il successo, ma volendo fare un salto spettacolare cadde, lasciando il trionfo all’elvetica Tanja Frieden e dovendosi accontentare dell’argento. Tenace

K come KO Mikaela Shiffrin Per la statunitense tre eliminazioni nelle specialità tecniche, un 9o e un 18o rango nella velocità e il quarto nel team event. A terra

L come Lara Gut-Behrami per la seconda volta a un'Olimpiade è salita sul podio, e questa volta lo ha fatto addirittura in due occasioni, andando pure a conquistare l’unico titolo che le mancava, quello olimpico. Dopo il bronzo in gigante, specialità che le sta a cuore nonostante la maggior parte dei suoi successi siano arrivati nella velocità, la 30enne di Comano è andata a trionfare in super G. Ma soprattutto ha ritrovato, da un paio di stagioni, quel sorriso che si era perso e che ha mostrato anche qui, felice di quanto fatto. Splendente

M come Marco Tadè è di sicuro tra gli atleti più inconsolabili di tutti ai Giochi (assieme a Fanny Smith), tanto che pure Radio Deejay, colpita dalle parole del ticinese rilasciate subito dopo la sua gara, ha voluto sentirlo, seguita poi a ruota da altri media italiani. Noi speriamo che si riprenda e che possa apprezzare comunque la sua esperienza olimpica, dove non ha raccolto forse i risultati che sperava ma un numero di nuovi followers sui social che non si aspettava. Araba fenice

N come Neve Pare che qui non nevichi molto spesso, ma alla fine per i Giochi Olimpici invernali nella seconda settimana tutto è stato ricoperto da uno strato a tratti anche piuttosto consistente della materia regina dell’inverno. Resta solo da capire quando si scioglierà viste le temperature. Perenne

O come Odermatt Solo discreto in discesa, fallimentare in super G, il nidvaldese dimostrando una classe fuori dal comune non solo nella sciata ma anche nel mentale, è andato a conquistare il gigante in condizioni difficili. Liberato

P come Pechino La città la attraversi in lungo e in largo per andare nelle varie sedi delle competizioni. Ti sorprendono i palazzi moderni e ti vien voglia di scoprire cosa si cela nel centro al di là del bosco di cemento. Ma non si può, la pandemia ti costringe a restare nella bolla olimpica. E allora ti accontenti del suggestivo trampolino del big air, collocato in un contesto industriale abbandonato nel 2008, e del bellissimo ovale del pattinaggio di velocità. Magre consolazioni

Q come Quote rosa Se la Svizzera riesce almeno ad andare in doppia cifra nel medagliere, restando al di sotto dell’obiettivo dei 15 podi ma solo di un’unità, lo deve soprattutto alle ragazze. Delle 14 medaglie conquistate soltanto 5 pendono dal collo di un uomo: i tre ori di Feuz, Odermatt e Regez, l’argento di Fiva e il bronzo di Scherrer. Gut-Behrami, Gremaud, Suter, Gisin e Holdener trascinano tutta la squadra. Eroine

R come robot Al nostro arrivo in Cina siamo stati colpiti dalle tecnologie messe al servizio dell’uomo. Dallo scanner per il riconoscimento facciale, che accelera notevolmente i controlli in entrata nelle varie strutture, al servizio in camera e alla purificazione dell’aria degli ambienti, le macchine sono state una presenza costante nel nostro soggiorno olimpico a Pechino. Ci hanno anche cucinato il cibo nella mensa e le abbiamo viste preparare dei cocktail. Sulle prime ne siamo stati affascinati, ora lasciamo l’Oriente con un leggero senso di inquietudine. Modernità

S come stranezze Paese che vai, usanze che trovi. In mezzo a tanta tecnologia (come i robot camerieri e cuochi) e a prodotti all’avanguardia (treno super veloce), nella bolla siamo comunque riusciti a vedere diverse cose strane. Sicuri di dimenticarne alcune, partiamo dai militari sull’attenti perenne e con lo sguardo fisso davanti a loro e osservati da telecamere, posizionati in gabbiotti nei punti più o meno strategici. Il cartello in un corridoio di un albergo con la scritta “no fly zone per droni”, i flash dei radar non per misurare la velocità ma per annotare la targa del veicolo ogni massimo 500m sulle strade della città. Gli spazzaneve con spatole rotanti che non tolgono proprio tutta la neve, sostenuti però da uno stuolo di operai che, con pale e scope di saggina, fanno tanti mucchietti portati poi via da vari mezzi. Produttivi

T come Thailandia Mida Jaiman ha difeso i colori del suo paese di origine portando un’altra ticinese sulle piste olimpiche dello sci alpino oltre a Lara Gut-Behrami. La 19enne temeva l’agitazione per la partecipazione al grande evento, e in effetti non è riuscita nell’obiettivo di concludere slalom e gigante. Ma la 19enne ha tutto il tempo per riprovarci nelle prossime edizioni dei Giochi. Emozionata

U come Unici Il fondista Alexander Bolshunov, I biatleti Johannes Tignes Boe, Marte Olsbu Roeiseland e Quentin Fillon Maillet tornano a casa con cinque medaglie a testa. Il russo ha trionfato tre volte, una è finito secondo e una terzo. Il norvegese si è messo al collo 4 ori e un bronzo, la sua connazionale ha vinto tre titoli e due volte è finita terza, mentre il francese si è imposto due volte e in tre occasioni ha occupato il posto di onore. Cannibali

V come Valieva La giovane russa finisce - probabilmente suo malgrado - in un torbido affare di doping, il primo (e speriamo l’ultimo) di Beijing 2022. Kamila Valieva a 15 anni trascina la squadra al successo nel team event di inizio Olimpiadi ma, pochi giorni prima del singolo femminile, salta fuori una positività riscontrata in dicembre. Il TAS decide di sospendere l’immediata squalifica per prendersi il tempo di valutare con calma, in ballo c’è una minorenne e le procedure sono delicate. Così inizia la gara sotto un’ombra grande così e la Valieva, dopo aver dominato il corto, conclude ai piedi del podio, smorzando involontariamente ogni possibile protesta. Sotto pressione

W come White Shaun si qualifica all’ultima possibilità per le Olimpiadi cinesi, con l’intenzione di centrare il quarto oro in cinque edizioni dei Giochi e scrivere a 35 anni un’altra grandissima pagina della storia dello snowboard. Alla fine chiude la carriera ai piedi del podio dell’halfpipe, passando il testimone con grande dignità e cedendo alle lacrime non per la sconfitta, ma per l’emozione di dover abbandonare le competizioni. Mito

Y come Yanqing La più piccola delle tre zone olimpiche se la ricorderanno tutti per le iniziali strisce bianche che scendevano dalle montagne, per il resto brulle. Poi all’improvviso la nevicata del decennio a renderla invernale. Trasformista

X come Cross Quello di Fanny Smith resterà il "caso" di questi Giochi. Nello skicross la vodese si è vista togliere il meritato bronzo per una scorrettezza che solo i giudici hanno visto. Derubata

Z come Zhangjiakou Della zona gara degli sport fun e dello sci nordico porteremo a casa di sicuro il ricordo del freddo pungente. Ma pure negli occhi rimarranno le immagini del futuristico trampolino e della durissima pista di fondo, che hanno chiuso la carriera olimpica dei plurititolati Simon Ammann (probabilmente) e Dario Cologna. Cubetti di ghiaccio

 
Condividi