di Debora Carpani
L’importante è partecipare… poco conta se poi tra qualche mese tutto quello che hai fatto verrà cancellato da una squalifica per doping. L’espressione che incarna lo spirito olimpico ha forse assunto una nuova possibilità di interpretazione dopo la decisione del Tribunale Arbitrale dello Sport sul caso-Valieva. Costretto a esprimersi velocemente, il TAS ha preferito invece fare le cose con calma e attenzione optando nell’immediato per quella che in realtà è una non-decisione.
Comprensibile chi storce il naso con tutta la puzza di bruciato che si respira nella questione, ma comprensibile anche chi applaude una scelta che va a tutelare, almeno fino a regolare processo, una ragazzina che potrebbe - il condizionale è d’obbligo - anche essere vittima di un sistema e di uno staff che, appunto, non rilasciano certo un odore di rose e fiori. Staff, pure - e giustamente - sotto indagine, dedito alla ricerca ossessiva della prestazione, alla produzione di prodigi dal ciclo di vita sportivo della durata di pochi anni, con regimi alimentari e di allenamento ferrei. Uno staff per cui l’importante non è partecipare ma vincere, e poco importano i costi, anche umani, che ciò comporta.

