dall'inviato a Pechino Federico Fiorito
Game winner: La Svizzera fatica ancora enormemente a creare pericoli sulla porta avversaria, ma è in avvio di secondo periodo che si consuma il patatrac, spostando definitivamente il momentum dalla parte danese. Al 20’39” Malgin finisce fuori per uno sgambetto, Regin vince il successivo ingaggio e va a pareggiare al 20’46”, ovvero sette (!) secondi più tardi. Dopo altri 21” il punteggio è capovolto a causa dell’autogol di Frick. Se il secondo tempo fosse iniziato – si fa per dire – un minuto più tardi, forse avremmo visto un’altra partita e invece da lì in poi soltanto il buio fino a un barlume nel forcing finale.
Top player: In una partita così si salvano in pochi. Weber costruisce l’1-0, colpisce un palo ed ha una bella presenza anche in zona difensiva, Corvi finisce sul tabellino in ciascuna delle tre reti rossocrociate, ma la palma dei migliori non può non andare a Boedker e Regin. Criticati per la loro scarsa produttività a Lugano e Ambrì, hanno messo la partita sui binari giusti per la Danimarca, trovando la loro prima rete nel torneo. Avremmo preferito che restassero bloccati fino al prossimo impegno e invece gli incroci del destino hanno indicato loro la via del gol proprio contro la Svizzera.
Timeout: Nelle prime tre uscite alle Olimpiadi la Svizzera non ha convinto sul piano del gioco, è vero, ma se ci si mette di mezzo anche la sfortuna, è chiaro che diventa ancora più difficile mantenere la compattezza. Sicuramente i dischi sono arrivati nella zona calda davanti alla porta difesa da Berra o Genoni per qualche disattenzione di troppo, ma subire un’autorete in ciascun match è davvero troppo anche per delle prestazioni deficitarie. Per l’ottavo di finale il nostro avversario, chiunque esso sia, non dovrà beneficiare anche di una mano della dea bendata, altrimenti sarà dura.

