dall'inviato a Pechino Federico Fiorito
Game winner: Il primo tempo non sarebbe dovuto finire 1-0 in favore della Russia. Il secondo poteva tranquillamente terminare con un gol per la Svizzera. Questione di secondi sulla rete di Slepyshev in un caso, questione di centimetri sulla traversa di Andrighetto nell’altro. Piccoli dettagli che hanno fatto la differenza e stanno lì a testimoniare che la Nazionale rossocrociata c’è. È vero, il torneo olimpico deve ancora entrare nel vivo e le squadre sono ancora - per così dire - in rodaggio, ma la prestazione fornita contro i campioni in carica, per giunta senza due pedine importanti come Denis Malgin e Dario Simion, è sicuramente di buon auspicio.
Top player: Piazzato a difesa della gabbia all’esordio, Reto Berra ha ripagato pienamente la fiducia riposta in lui da Patrick Fischer. Un paio di dischi bloccati nella pinza, diversi interventi con il bastone davanti all’area di porta e una presenza sempre sicura hanno dato stabilità alla squadra anche durante i rari momenti di affanno. La staffetta con Leonardo Genoni per decretare chi sarà il numero uno è lanciata alla grande. Ora starà al portierone dello Zugo raccogliere il testimone e fornire una prestazione altrettanto solida – sempre che venga chiamato in causa – contro la Cechia.
Timeout: Che le piste fossero più strette lo si sapeva, ma non lo si era ancora percepito vedendo giocare le ragazze. Con l’inizio del torneo maschile aumentano però, come logica vuole, l’intensità e la velocità. E allora ti accorgi che il disco viene scagliato verso la porta da ogni punto lungo le balaustre, creando situazioni pericolose davanti ai portieri da luoghi dai quali ti sembrava impensabile. Tra i più attivi in questo esercizio, per quel che riguarda la truppa elvetica, Mirco Müller e Raphael Diaz, due che la NHL l’hanno masticata. Agli altri di seguire l’esempio, che se non si segna con un tiro pulito, lo si può sempre fare con una deviazione fortuita. La Russia, quest’oggi, insegna.

