Beijing 2022

"Vi racconto la mia quarantena olimpica"

Juan Domeniconi, allenatore di Marco Tadé, si trova in isolamento a Zhangjiakou

  • 31.01.2022, 22:19
  • 5 maggio, 16:29
Allenatore olimpico, ma a distanza

Allenatore olimpico, ma a distanza

  • Swiss-Ski
Di: RSI Sport 

di Ariele Mombelli

Un primo tampone positivo all'arrivo in aeroporto, un secondo negativo la mattina successiva e un terzo nuovamente positivo in serata. Le prime ore alle Olimpiadi di Beijing 2022 del ticinese Juan Domeniconi, allenatore acrobatico di Marco Tadé, sono state caratterizzate dall'incertezza. Ora Juan si trova nell'hotel adibito alle persone positive al coronavirus di Zhangjiakou, luogo in cui si terranno le gare di freestyle e di sci nordico.

Per tornare al villaggio olimpico e al lavoro con il suo team, che domenica ha iniziato ad allenarsi, ci vogliono due test negativi nel giro di 24h: il primo c'è, manca il secondo. Tra un viaggio in ambulanza, il sostegno a distanza di Swiss Olympic e il traduttore dello smartphone, ecco come funzionano i Giochi di un allenatore (forse) infettato dal COVID-19.

Come sono stati gli ultimi giorni in Cina?

Prima di partire mi sono sottoposto a due tamponi, entrambi risultati negativi. Poi due dei primi tre test effettuati qui Cina hanno dato esito positivo. Nonostante non avessi alcun sintomo, la particolarità sta nel fatto che ho dovuto viaggiare in ambulanza verso l'hotel per coloro che risultano infettati. Dopo il primo momento di preoccupazione, ho però capito che si tratta del loro metodo di trasporto per i pazienti COVID, volto ad evitare il traffico. Di fatto, mi sono ritrovato su un taxi con le sirene.

Sono stati momenti di incertezza...

Sì, e a dire il vero non so se io possa essermi ammalato durante il viaggio. Dopo Natale ho avuto il coronavirus in Ticino, e non vorrei che la positività sia dovuta a qualche strascico di quel periodo. Dicono che qui utilizzano dei tamponi più sensibili. Non so se sia vero, ma in ogni caso, nonostante la situazione, non posso lamentarmi del luogo in cui mi trovo.

Raccontaci...

Questo hotel è quasi meglio di quello del villaggio. La stanza è normale, con un letto, un comodino, una scrivania, una finestra e una televisione. Il problema è più mentale: arrivi alle Olimpiadi, cerchi di sostenere il più possibile il tuo team e poi ti ritrovi improvvisamente isolato senza sapere quando tutto potrà finire. Per questo Swiss Olympic ci sta davvero vicino. Ogni giorno vengo contattato dalla psicologa della nostra Associazione, che si interessa dei miei bisogni. Il Wi-Fi ad esempio qui non funzionava benissimo, ma discutendone mi è stato detto di comprare un pacchetto dati a loro spese.

Come cerchi di occupare il tempo?

Alle 08h00 di mattina i responsabili bussano alla porta per il tampone e per la colazione, che è molto abbondante. Si ripresentano poi a mezzogiorno e alla sera verso le 19h30-20h00. Sono sempre stati disponibili, ma la vera problematica sta nella lingua, siccome non parlano inglese. Comunichiamo tramite l'applicazione di traduzione dello smartphone. Il resto? Analizzo gli allenamenti di Marco e dei giovani in Coppa Europa, faccio un po' di movimento, di stretching e guardo Netflix. Le solite attività da quarantena insomma.

A proposito di Tadé, qual è l'obiettivo?

Dopo aver mancato due Olimpiadi per pura sfortuna, ora vuole raggiungere un risultato importante. Non sarà sicuramente semplice, ma in questo sport non si può mai dire. Speriamo che i miei feedback sui salti, che spero a distanza solo per il momento, possano essere utili...

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Beijing 2022, il servizio sull'ambiente olimpico a Zhangjiakou (Info Notte Sport 31.01.2022)

RSI Sport 01.02.2022, 00:08

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