Calcio - il commento

È il trionfo della semplicità, fuori e dentro il campo

Da Gerber a Lustrinelli, la favola è tale per un’unità d’intenti totale

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Una bellissima pagina di storia

Una bellissima pagina di storia

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Di: Ariele Mombelli 

Settantadue punti in trentasei partite la scorsa stagione per vincere la Challenge League e ottenere la promozione in Super League, settantaquattro punti in trentacinque partite quest’anno da neopromossa per festeggiare il primo titolo di campione svizzero. Basterebbe forse solo una frase sostenuta dai numeri, per inquadrare la portata dell’impresa del Thun, divenuto - mese dopo mese - la favola più bella del nostro calcio e club motivo d’identificazione per gli appassionati di tutta Europa. Ed invece no, perché le cifre possono sì rendere l’idea - come ad esempio il valore della rosa di circa 22 milioni, meno della metà di Basilea, Young Boys e Lugano, solo per citarne alcuni - ma non restituiscono giustizia ad un percorso fondato su un’unità d’intenti pressoché totale e una convinzione interna davvero invidiabile. Ad un percorso costruito attorno alle persone, attraverso la semplicità.

Già, perché il Thun - non da oggi, non da ieri - ha spesso trovato le certezze dall’interno, puntando su chi ha sempre avuto a cuore le sue sorti. Una figura su tutte? Andres Gerber, colui che prima è stato giocatore, poi direttore sportivo e che oggi si trova in cabina di comando a presiedere l’intera società. Un percorso anti-convenzionale in un mondo del pallone legato sempre più a logiche di business, ma che ne ha esaltato la forza: la capacità di conoscere la realtà nel profondo e di affidarsi alle persone giuste. Ne sono stati un esempio prima Urs Fischer, la cui carriera ha spiccato il volo proprio nell’Oberland bernese, e poi Marc Schneider, capitano passato dall’U21 del club come tecnico prima di dirigere la prima squadra. E se è vero che con quest’ultimo in panchina lo stesso Thun nella stagione 2019-20 è retrocesso, è altrettanto vero che (non solo con lui) dal 2010 al 2019 i bernesi hanno disputato una fase a gironi, due playoff e un turno di qualificazione di Europa League. Ed è giusto ricordare, pure, come la già accennata retrocessione sia arrivata al termine di un campionato pazzo, terminato al penultimo posto con un solo punto in meno della quota salvezza e a “soli” 11 da un piazzamento addirittura europeo. Come dire che tra successo e fallimento l’equilibrio è spesso sottile, sottilissimo.

Non lo è stato, invece, quest’anno: il Thun ha dominato. Ha tentennato comprensibilmente prima di mettere le sua mani sul titolo, ma ha concluso comunque in trionfo. Merito, soprattutto, di Mauro Lustrinelli. Colui che, dopo gli alti e bassi nella lega cadetta con Carlos Bernegger, è stata l’ultima, azzeccatissima scelta di Andres Gerber. Già trascinatore da giocatore, poi allenatore nelle giovanili, vice della prima squadra e infine allenatore con esperienze anche nelle selezioni giovanili rossocrociate, il ticinese ha avuto tempo e modo di studiare, conoscere e applicare il suo credo, rimasto immutato lungo quattro anni. Insieme al DS ed ex segretario Dominik Albrecht ha chiesto e ottenuto i suoi uomini: giovani in rampa di lancio e giocatori in cerca di rilancio, tutti funzionali e con precise caratteristiche atletiche. Da abbinare, senza esagerare, ad un gruppo estremamente consolidato, unito ed evidentemente vincente. Ad un gruppo capace di esaltare in campo la stessa semplicità di chi la società la dirige al di fuori.

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