“Io non ho mai vissuto un compleanno di mia figlia insieme a lei”. Yann Sommer, parlando della sua secondogenita nata durante l’Europeo 2020, racconta uno dei sacrifici più grandi della sua carriera in Nazionale, ovvero la lontananza dalla famiglia. Una condizione che ha pesato nella decisione di dire addio alla maglia rossocrociata dopo dodici anni e 94 partite.
Il portiere dell’Inter si racconta ad Armando Ceroni, rivivendo le parate che hanno fatto la storia. Come quella su Mbappé agli ottavi dell’Europeo: “Non ero sicuro che il mio piede fosse ancora sulla linea. Per fortuna sì”. Una parata che ancora oggi fa emozionare, in una partita incredibile contro la Francia vinta ai rigori dopo essere stati sotto 3-1.
Sommer ripercorre anche i momenti più difficili, come la sconfitta contro il Portogallo al Mondiale 2022, quando giocò nonostante una settimana di febbre alta. “Murat Yakin ha detto che se potesse tornare indietro non mi avrebbe fatto giocare. Ma abbiamo deciso insieme. Mi sentivo bene…ma non al 100%”, ammette con un sorriso amaro.
Il portiere svela anche retroscena inediti, come gli allenamenti “strani” con Patrick Foletti, che gli mandava video motivazionali prima di ogni partita e faceva tuffi sul letto durante le videochiamate per spiegargli gli esercizi. “Lui è una parte incredibile della mia carriera. Con lui possiamo parlare anche di altre cose, non solo di calcio”. E poi c’è la musica, altra grande passione: “Preferisco Bruce Springsteen, mi piace il rock. I Rolling Stones meno”. Quanto all’altezza (1,83m) che gli è valsa il soprannome di “portiere bonsai” in Germania, Sommer conferma di non ricordare di avere preso un gol perché troppo basso.
Le parate leggendarie e l’addio alla Nazionale - Yann Sommer
RSI LARMANDILLO 18.05.2026, 17:00

