“Questa esperienza deve far capire a vari livelli, soprattutto a livello di federazione, che per partecipare ai Giochi Olimpici c’è bisogno di maggior coesione di intenti. Qualche compromesso va bene, ma troppi portano al risultato che portano”.
Pier Tami, pur come sempre affabile, non nasconde la delusione riguardo a come la trasferta londinese sia stata presa a cuor troppo leggero. Emblematiche le defezioni di giocatori in quota, nonostante la liberatoria da parte dei club fosse teoricamente obbligatoria, senza che la federazione intervenisse. Ma, sottolinea il tecnico ticinese, forse non sarebbe bastato.
“Secondo me partecipare ai Giochi Olimpici vuol dire prepararsi bene. Noi non possiamo dire che questo è stato fatto. La preparazione era troppo corta, anche ad avere i migliori elementi e non avere il tempo probabilmente il risultato sarebbe stato comunque insoddisfacente”.
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