Se c'è un motivo dietro ai grandi risultati ottenuti del Lugano quest'anno, oltre al grande merito di mister Mattia Croci-Torti, è la figura spesso in ombra del luganese Cao Ortelli. "Sono cresciuto in piazza Dante, un giorno presi per mano mio padre e gli dissi di portami allo stadio, da quel momento conobbi Cornaredo e iniziò la mia avventura nel calcio - ha raccontato l'assistente allenatore - Il mio esordio in prima squadra è poi stato un momento che ricorderò per tutta la vita".
Ho avuto la fortuna di giocare qualche partita in Serie A, ma è come se ne avessi giocate 500
Cao Ortelli
Una vita felice quella del ticinese, fino a quando nel 2010 qualcosa si è fermato, il cuore ha smesso di battere e il corpo si è risvegliato dopo sei giorni. "È stato un miracolo, la paura era quella di non riuscire più a tornare quello di prima e perdere la lucidità - ha proseguito il 63enne - Da quel momento ho ricominciato a vivere e le mie emozioni si moltiplicano ogni volta".
L'arresto cardiaco mi ha cambiato
Cao Ortelli
"In Ticino non ci sono tante persone per cui provo rispetto e stima nello stesso tempo - ha raccontato Mattia Croci-Torti - Lo chiamo sempre prima di dormire, la notte a me porta sempre consiglio e sentire la sua voce mi aiuta e tranquillizza, aprendomi la mente ad altri pensieri".
Avere un luganese in panchina è fondamentale
Mattia Croci-Torti






