Si sta trasformando in una vera e propria "storia infinita" la finale di Copa Libertadores. Dopo il diluvio, lo slittamento della gara d'andata, gli allenamenti da cinquantamila persone, i disordini, le violenze, i giocatori feriti, pure la partita di ritorno rimandata, le minacce, ora è arrivato anche il tempo dei veleni. E sono amare le parole del presidente del River Plate Rodolfo d'Onofrio, il quale ha definito come "traditori" i dirigenti del Boca Juniors. "Non posso credere che abbiano deciso di rimangiarsi la promessa", ha affermato riferendosi alla volontà dei Xeinezes di chiedere la vittoria a tavolino dopo che domenica i due club si erano accordati per posticipare il match.
Intanto, ormai a due giorni dal vergognoso assalto al bus del Boca, ancora non esiste una versione ufficiale dell'accaduto, e non è neppure chiaro se la ventina di tifosi che ancora si trovano in stato di fermo siano i reali responsabili dell'attacco. Ma adesso gli occhi di tutti sono puntati su Asuncion, in Paraguay, dove martedì il presidente della CONMEBOL Alejandro Dominguez, si riunirà con i presidenti di River e Boca per studiare il da farsi. Gli esperti sostengono che il ritorno della finale dovrebbe essere fissato probabilmente l'8 dicembre.
Comunque, se non si potesse giocare a Buenos Aires per ragioni di ordine pubblico, c'è anche il "sogno" proposto dal comune di Genova affinché la partita si giochi a Marassi. Questo facendo appello ai "profondi legami che uniscono le due società calcistiche argentine, entrambe fondate da emigranti genovesi ad inizio Novecento nel quartiere della Boca, con il capoluogo ligure".
Copa Libertadores, la discussione in studio sulla finale (Sport Non Stop 25.11.2018)
RSI Sport 25.11.2018, 18:37
Copa Libertadores, il servizio sulla finale (La Domenica Sportiva 26.11.2018)
RSI Sport 26.11.2018, 19:23






