Dall’inviata a Brasilia Daniela Bleeke
Non c’è molto movimento intorno all’Estádio Nacional di Brasilia a 24 ore dalla sfida tra la Svizzera e l’Ecuador. Uno stadio privato per questo Mondiale del suo vero nome, Mané Garrincha, per volontà della FIFA. Costruita a nuovo proprio per Brasile 2014, la struttura è quasi totalmente ecologica, con pannelli solari e uso di acqua piovana (qua da maggio ad agosto non scende una goccia d’acqua, ma durante il resto dell’anno piove tutti i giorni, ci dicono) per irrigare il campo.
All’interno per arrivare alla zona stampa si passa a fianco di un’infinità di cavi, a container e generatori per l’aria condizionata. Poi entrando nella sala per le conferenze e in quella dedicata ai giornalisti al lavoro, sembra di vedere un altro mondo. Lo stadio è impressionante e anche i giocatori svizzeri, impegnati in allenamento, si immortalano in fotografie da condividere sui social media, prima di dedicarsi all’ultimo importante allenamento, al quale assiste anche il consigliere federale Ueli Maurer.
Allora torno fuori dallo stadio, riattraversando l’area dei controlli forniti persino di metal detector (sembra di essere all’aeroporto) ed ecco che intravvedo dei tifosi festanti. Sono i fan dell’Ecuador, accorsi a sostenere il proprio team nonostante non abbiano il permesso di assistere all'allenamento dei loro beniamini. Intervistati dalle televisioni nazionali si lanciano in inneggi alla squadra ed esultanze sfrenate. A detta di alcuni sarebbero in cinquantamila domenica, contro un migliaio di elvetici.
A proposito di svizzeri, aggirando lo stadio incontro una coppia vestita di rossocrociato. Mi raccontano che sono stati alla festa per i tifosi organizzata dalla FIFA. “Era a 25km di distanza da qua, non c’era quasi nessuno”. Sicuramente domenica la festa sarà tutta qui, indipendentemente dal risultato finale.
Il servizio sull'Ecuador (Rete Uno Sport 15.06.2014, 12h50)
RSI Sport 15.06.2014, 14:38
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Intorno allo stadio alla vigilia







