di Omar Gargantini
Quattordici punti nel primo turno in piena zona-Europa, appena 4 nelle restanti 9 partite senza più successi, ripiombati in piena zona-retrocessione. La prima metà del campionato bianconero si spacca dunque in due tronconi e per ora ha portato in ogni caso in dote meno di quanto garantito da Zeman dodici mesi prima.
Al netto di qualche torto arbitrale (leggasi partite interne con Basilea e San Gallo) solo in parte compensato e di alcuni infortuni pesanti in ruoli chiave, con riferimento in particolare a Sabbatini (sparito dai radar a fine ottobre per niente casualmente proprio in concomitanza con l’inizio della crisi), il giudizio sul Lugano al giro di boa del torneo non può certo andare oltre una comunque ampia sufficienza. Sufficienza sì, perché a tutt’oggi la salvezza-bis sarebbe garantita e perché al di là del brusco calo alla distanza la scommessa-Manzo è andata in porto. Con soddisfazione dell’aspetto finanziario e di uno spogliatoio che il suo allenatore, ma più in generale il suo staff tecnico, lo adora. Come non era il caso né con Zeman né con Bordoli.
Sufficienza legata agli scampoli del calcio-champagne offerti fino a ottobre inoltrato, all’esplosione definitiva di Alioski, alle eccellenti intuizioni che hanno portato a Cornaredo Mariani, Golemic e Mihajlovic. Altre operazioni sono state meno buone (Mizrachi e Ponce su tutte), ma tenuto conto delle difficoltà strutturali del club non a caso meno strutturato in assoluto, non ci si può nemmeno lamentare più di tanto.
In attesa di sapere se Angelo Renzetti la scommessa-Manzo la porterà fino in fondo (alla stagione) o deciderà di affrontarne un’altra. Con tutte le incognite del caso…
Il servizio con Andrea Manzo (Rete Uno Sport 12.12.2016, 07h00)
RSI Sport 12.12.2016, 08:47
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