Dall''inviato a Manaus Armando Ceroni
Carattere e orgoglio, certo, perché per vincere le partite sono elementi necessari. Così come servono cuore e tecnica. Ma la variante fondamentale che ha portato la Svizzera negli ottavi del Mondiale, si chiama tattica. Contro la Francia la preparazione strategica sbagliata ha condotto al patatrac. Da lì sono emersi dubbi e tensioni che ormai parevano appartenere al passato. Ed è nel passato che bisognava affondare idee e pensieri per rilanciarsi.
Per tradizione la Svizzera è organizzazione e contropiede. Contro i francesi Ottmar Hitzfeld ha creduto di potersela giocare alla pari andando troppo in là, dove ancora non ci siamo. Rispetto al passato la Svizzera ha più giocatori di talento, ma ancora non è pronta per fare quello che le pare. Se gli olandesi, inventori del calcio totale, fanno difesa e contropiede, la Svizzera, che è stata la prima a fare catenaccio, perché mai dovrebbe fare voli pindarici verso un calcio spettacolo con non le appartiene? Infatti contro l`Honduras siamo ritornati a giocare qualche metro più dietro aspettando il momento buono per ripartire e facendo di fatto quello che sappiamo fare meglio.
Ripetere con l'Argentina lo stesso tipo di gara è già sin d'ora l'obiettivo dichiarato, ma non basterà. Se al cospetto dell'Honduras sono emerse lacune difensive senza danni, contro Leo Messi gli stessi svarioni produrrebbero sconquassi. Come nel febbraio del 2012 in amichevole a Berna. La Svizzera stava pareggiando a due minuti dalla fine, prima che affiorassero due monumentali sbadataggini sulle quali piombò il capitano argentino. L'Honduras perdona. Messi no.







