di Alberto Cerruti
E se fosse finalmente la volta buona che una Nazionale europea riesca a vincere il Mondiale in Sudamerica? Senza speranze nel 1930 a Montevideo, quando l’Uruguay superò l’Argentina, e poi nel 1950, quando l’Uruguay fece il bis al Maracanà contro il Brasile, fallito il primo tentativo nel 1962 in Cile quando la Cecoslovacchia si arrese a Garrincha e compagni e infine nel 1978 in Argentina quando l’Olanda fu battuta dai padroni di casa, l’Europa ci riprova per la quinta volta con la Germania che ha stravinto all’esordio. Una partita, per quanto spettacolare con il netto 4-0 contro il Portogallo di Ronaldo, non basta per volare verso il titolo. Ma la forza del presente e la storia del passato autorizzano i tedeschi a sperare.
Proprio il Brasile è stata la prima squadra sudamericana a vincere un Mondiale in Europa, nel 1958 in Svezia, dopo i successi dell’Italia (in Italia nel 1934, in Francia nel 1938) e della Germania allora soltanto dell’Ovest (in Svizzera nel 1954). E proprio la Germania, stavolta unita, che guarda caso ha perso la sua ultima finale contro il Brasile nel 2002 in Giappone, sembra la più attrezzata per vendicarsi a Rio de Janeiro, anche se difficilmente ci sarà una finale Brasile-Germania perché se le due Nazionali vinceranno i rispettivi gironi si affronteranno in semifinale.
In questo caso il pensiero torna al 2006, quando la Germania sognava di vincere il suo secondo Mondiale in casa, quarto in totale, ma fu sconfitta in semifinale dall’Italia di Lippi. La storia insegna che tutto può succedere anche perché già due volte su tre i tedeschi hanno ribaltato il pronostico. La prima fu 60 anni fa quando la Germania Ovest, che aveva straperso 8-3 (!) contro la grande Ungheria nella prima fase, si prese la rivincita battendo 3-2 i favoriti Puskas e compagni nella finale di Berna. Soltanto il trionfo in casa nel 1974 fu ampiamente annunciato, malgrado il sofferto 2-1 nella finale contro l’Olanda di Cruijff, perché quella era una grande squadra con capitan Beckenbauer e lo scatenato centravanti Gerd Müller. Sorprendente fu invece il titolo del 1990 vinto a Roma contro l’Argentina di Maradona campione del mondo uscente, grazie a un rigore di Brehme.
Quarant’anni dopo il mitico Gerd Müller, c’è un altro goleador con il suo cognome e con il suo stesso numero 13, lo scatenato Thomas, che con la sua tripletta ha già fatto saltare di gioia la cancelliera Merkel, in tribuna. Una presenza non casuale che dimostra quanto sia unita questa nuova Germania, compatta in campo e fuori. Ecco perché i tedeschi sono pronti a sfatare la maledizione del Sudamerica. Per ricordare ai brasiliani che loro avevano già vinto un Mondiale, prima che un certo Pelè sfatasse la maledizione dell’Europa.
Il giornalista della Gazzetta dello Sport Alberto Cerruti
Alberto Cerruti, da 40 anni a “La Gazzetta dello Sport”, ha seguito come inviato e prima firma del calcio otto mondiali, dal 1982 in Spagna al 2010 in Sudafrica. Attualmente collabora con la RSI, come commentatore in studio.












