Dall'inviata a Salvador Daniela Bleeke
Due mondi opposti separati solo da una strada. Da una parte l'Arena Fonte Nova, ricostruita dopo il crollo avvenuto durante i festeggiamenti per la promozione del Bahia in B che nel 2007 costò la vita a 7 persone, e il mistico Dique do Tororó, specchio d'acqua attorniato da una passeggiata curata con tanto di pista ciclabile e attrezzi fitness, ristoranti e pontili per la pesca. Dal'altra una favela, con case semidiroccate o dalla costruzione mai conclusa, abitate dalla gente più povera di Salvador.
Per la partita tutta la zona circostante allo stadio sarà totalmente blindata. Duecentodieci milioni di euro, quasi totalmente pubblici, investiti per la nuova struttura che si affacciano alla miseria. Comprensibile l'indignazione delle persone meno abbienti, arrivate negli anni Sessanta e Settanta dalla periferia e dall'arido nord-est per trovare lavoro nel primo sito petrolifero brasiliano, facendo crescere la città da mezzo a tre milioni di abitanti.
Il "Dique", come lo chiamano i locali, è invece un luogo mistico. Riqualificato circa 25 anni fa, il bacino ha la sua attrazione nelle statue alte oltre tre metri raffiguranti degli Orisha. Le divinità del culto africano Cadomblé sono molto legate alla natura e la gente porta loro omaggi, principalmente fiori, che getta nell'acqua dolce.
Arena Fonte Nova, tra paradiso e inferno









