Dall’inviato a Beer Sheva Marcello Ierace
Prima giornata di Europa League, cosa resta?
Il Lugano è all’altezza di questo contesto internazionale? La prima uscita, nonostante la sconfitta, ci dice di sì. La squadra di Tami ha tenuto testa, pur senza pungere eccessivamente, all’Hapoel Beer Sheva che, va ricordato, è una formazione che da due anni sfiora i gironi di Champions League per un solo gol. Ed è due volte campione nazionale in carica, così per gradire. Non è fuori portata (questo no), e alcuni svarioni difensivi sono segnali interessanti da tener presente. Anche se, con quel pubblico lì, si fa paura a chiunque. Chiedere in casa Inter per eventuali conferme, ma non solo. La muraglia rossa ha letteralmente messo la tremarella alla retroguardia luganese, che ha iniziato proprio lì a due passi dalla curva: che c’è anche da chiedersi se i primi quindici minuti sarebbero stati uguali a campi invertiti. E quindi, facendo la tara alla situazione particolare, l’equilibrio c’è e il match del ritorno, senza il devastante impatto col piccolo ma torrido Turner Stadium, potrebbe avere un esito ben diverso.
Cosa può cambiare?
Il dibattito a fine match, anche fomentato dallo stesso presidente Renzetti, è sul tipo di modulo difensivo. Il classico della casa, coi tre dietro, ha provocato sbandamenti piuttosto palesi, anche sottolineati dalla difficoltà di Golemic e Mihajlovic di tenere il possente Pekhart e il fenomenale capitano Melikson (ma della rabona in corsa vogliamo parlarne?). Con l’inserimento di Yao, che si è anche messo in evidenza per personalità e spinta offensiva, si è avuta maggiore stabilità, questo è innegabile. Ma non è affatto certo che, se si fosse iniziato così, le cose sarebbero andate tanto diversamente. Un altro problema evidente è in attacco: se Gerndt è uomo da questi palcoscenici, non si può dire lo stesso di Marzouk. Tanta corsa e tanto cuore per il franco-marocchino, ma contro questi avversari ci vogliono concretezza e cinismo.
Il punto sul girone
Chiusa la prima giornata, col parallelo netto successo della Steaua Bucarest sul Plzen per 3-0, si ha la piuttosto netta sensazione che il match del 19 ottobre prossimo, quando a Lucerna i bianconeri ospiteranno proprio i cechi, sarà fondamentale per capire cosa può davvero fare questo Lugano in Europa League. Insomma, è permesso sbagliare un’altra volta (fra due settimane c’è Lugano-Steaua), poi però sarebbe il caso di iniziare a raccogliere qualcosa. Ad ogni modo, come già detto, il Lugano in questo contesto ci può stare. Magari per il futuro si può però prendere qualche spunto dalla lunga (e mica tanto proficua) trasferta nel Negev: qui si è partiti nel 2007 in seconda divisione per arrivare a conquistare un titolo nazionale (poi bissato) che mancava da quarant’anni e ritrovarsi stabilmente in Europa. C’è voluto coraggio e lungimiranza (è tutto in mano ad Alona Barkat, unica donna proprietaria di una squadra di calcio professionistica in Israele) e ci sono voluti gli investimenti, nella squadra e nelle strutture. Lo stadio non è gradissimo (16'000 posti) ma ha un impatto sulle partite devastante. Un’arma in più su cui, almeno per ora, il Lugano non può proprio contare.

Europa League, la prima serata europea del Lugano (15.09.2017)
RSI Sport 15.09.2017, 04:15
Europa League, il commento su Beer Sheva-Lugano (ReteUno Sport 15.09.2017, 07h30)
RSI Sport 15.09.2017, 08:53
Contenuto audio
Europa League, le parole di Renzetti e Tami (ReteUno Sport 15.09.2017, 12h30)
RSI Sport 15.09.2017, 14:23
Contenuto audio
Europa League, il servizio su Beer Sheva-Lugano (Telegiornale 15.09.2017, 12h30)
RSI New Articles 15.09.2017, 13:00









