dall’inviato a San Pietroburgo Silvio Reclari
La Nazionale non gioca un quarto di finale da oltre 60 anni ed è proprio con l’unico obbiettivo di rinverdire i fasti di Svizzera 1954 (oltre a Italia 1934 e Francia 1938) che il ct Petkovic e i suoi ragazzi approcciano la sfida di San Pietroburgo contro la Svezia. Primi a sorpresa nel loro girone, gli scandinavi sono sicuramente in fiducia e rappresentano un avversario ostico da affrontare, ma calcolando che prima del torneo a questo stadio del torneo si pensava di dover sfidare i campioni del mondo uscenti della Germania e che ci sono stati dei big match come Francia - Argentina e Uruguay - Portogallo (o Inghilterra - Colombia, da cui uscirà l’eventuale avversaria nei quarti), questa rappresenta un’occasione unica di scrivere un pezzo di storia del calcio rossocrociato e va assolutamente colta.
Per farlo è forse però meglio guardare in casa nostra e concentrarci al massimo per arrivare pronti sin dal fischio d’inizio ed evitare un’altra partenza ad handicap. In difesa mancheranno per squalifica Schär e capitan Lichtsteiner, rimpiazzati da Lang e quasi certamente Djourou. Con il rientro a sinistra sulla trequarti di Zuber al posto del neo papà Embolo (in congedo in Svizzera per un paio di giorni in settimana) resta il dubbio sulla punta: Drmic ha dimostrato di essere il più in palla, ma probabilmente inizierà dalla panchina, così come Gavranovic, perché in attacco la sensazione è che dovrebbe tornare Seferovic.
La città degli Zar e della Rivoluzione
Malgrado un’accoglienza non delle migliori, nei giorni della partita è infatti annunciato il brutto tempo con forti raffiche di vento e temperature vicine ai 10 gradi, San Pietroburgo resta una delle città più affascinanti della Russia. Per raccontare la sua storia non basterebbe un’enciclopedia, e probabilmente ne servirebbe un’altra per elencare tutto quello che c’è da vedere e ammirare.
Fondata il 27 maggio del 1703 su personale richiesta di Pietro il Grande, che affidò il progetto di costruzione sul delta del fiume Neva al ticinese Domenico Trezzini, la città divenne col tempo la capitale dell’Impero degli Zar. Nel 1914 prese in nome di Pietrogrado, per poi passare a Leningrado 10 anni più tardi (in onore della morte del leader dei rivoluzionari bolscevichi Lenin) e infine ritornare a San Pietroburgo nel 1991 grazie a un referendum popolare approvato con il 54% dei voti.
Con quasi 5 milioni di persone, oggi la metropoli è la seconda più grande del paese (dietro a Mosca), possiede il porto più importante ed è certamente uno dei centri culturali più sviluppati a livello mondiale con l’Hermitage, la prospettiva Nevski e la Fortezza di Pietro e Paolo, per citare solo i punti d’interesse più conosciuti. San Pietroburgo è però anche una città di sport con lo Zenit e lo SKA che da anni sono al vertice nei campionati di calcio e hockey.
Legato a Rete Uno Sport 01.07.2018, 12h30





