Dall'inviato a Zurigo Marcello Ierace
C'è chi a diciannove anni chiede come regalo di compleanno un telefono nuovo, o - i più fortunati - un'auto, magari usata. E poi c'è chi, come Noah Okafor, che la macchina se la può anche comprare da solo, riceve in dono una maglia della Nazionale maggiore. Maglia, intesa come convocazione, sia ben chiaro. Nato il 24 maggio del 2000 a Binningen, nel canton Basilea, di origini nigeriane (e conseguentemente corteggiato anche dalle Super Aquile), Noah Okafor è già entrato nella storia per essere il primo giocatore nato negli anni Duemila ad essere convocato con la prima squadra rossocrociata.
Ho sempre sognato di giocare in Nazionale
Noah Okafor
"Per me è un onore far parte di questa Nazionale già così giovane - ci ha detto lui stesso, con la stringatezza e l'emozione che si addice a questa età - È una cosa che ho sempre voluto fin da quando ero bambino e adesso che sono qui sono davvero felicissimo". Dopo aver esordito con il Basilea in Super League nella stagione scorsa, proprio nell'ultima giornata, Okafor ha aperto questo campionato col botto. Prima partita e subito gol contro lo Xamax. Un segnale, che quest'annata sarebbe stata davvero speciale per lui.
Trentun presenze in totale, cinque reti segnate e poi ecco la chiamata di Petkovic, che lo ha voluto al posto dell'infortunato Embolo. Una prima convocazione in vista di una sfida mica qualsiasi: la semifinale di Nations League, a Porto, contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo. "Cristiano Ronaldo è un giocatore incredibile, un esempio incredibile. Un uomo dall’incredibile volontà e dall’incredibile mentalità - dice Noah Okafor - Fin da quando ero bambino l'ho sempre ammirato in televisione e fra pochi giorni sarò lì vicino a lui… È una cosa che mi rende molto fiero ed orgoglioso".
Nazionale, l'intervista a Noah Okafor (03.06.2019)
RSI Sport 03.06.2019, 09:00





