dall'inviato Omar Gargantini
Anche nel 2006 l’Italia iniziò con un 2-0 per certi versi sorprendente. E anche allora era inserita nel Gruppo E. Poi vinse il Mondiale, per chi non lo ricordasse. Ci sono molte analogie tra questo e quel debutto, anche se ad Hannover, contro il Ghana, fu una cascata di occasioni ed un dominio assoluto. Ricordo che – letteralmente rapito - non finivo più di annotare azioni da gol azzurre. Uno spettacolo.
Ma spettacolare, a modo suo, lo è stato anche il ko inflitto ad un Belgio tanto arrogante quanto sconclusionato: la sublimazione del calcio all’italiana, fatto di difesa impenetrabile e ripartenze letali. Non serve un centrocampo di piedi buoni quando giochi così. Ma ad impressionarmi ed a convincermi che il 2-0 di ieri possa essere molto più di un caso isolato, è stato soprattutto l’abbraccio di Zaza (uno che fino all’ultimo sperava di essere in campo come titolare) al suo allenatore sul gol del vantaggio. Di un'entusiastica ferocia. Simbolo di una totale convinzione nella propria filosofia e di un’unità di intenti quasi commovente.
Attenzione insomma a questa Italia, che a questo punto sembra destinata a vincere il girone a mani basse: Irlanda e Svezia sono modeste, finire a punteggio pieno quando arrivi da una striscia di 11 partite consecutive in cui segni almeno un gol è un obiettivo che non sconfina affatto nella tracotanza.
Se andasse così per davvero, agli ottavi è ragionevole ipotizzare che avremo Italia - Croazia o Italia - Spagna, quindi ai quarti Italia - Germania. Con tanti auguri a chi dovrà vedersela con questa nazionale che Conte ha trasformato in una squadra vera. Confermando come chi afferma che gli allenatori contano poco, di calcio capisce ancor meno.
L'intervista a Paolo Condò (Rete Uno Sport 14.06.2016, 12h30)
RSI Sport 14.06.2016, 14:35
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