di Ariele Mombelli
Chi l'avrebbe detto mai. La Svizzera se ne va in Qatar con un viaggio che non prevede scalo agli spareggi. Quelli, semmai, rappresentano (ancora) uno spauracchio per l'Italia, affondata nel giro di quattro giorni in una doppia sfida, prima in campo e poi a distanza, dalla Nazionale di Yakin. Sì, la nostra Svizzera è stata più brava e più grande dei campioni d'Europa.
A dire il vero qualcuno che ci ha creduto fin da subito, dal giorno della sua firma sul contratto, c'era. E quel qualcuno corrisponde al nome di Murat Yakin appunto. Diversi gli hanno dato del pazzo, ma lui, con la sua consueta tranquillità ed il suo inconfondibile aplomb, ha tirato dritto per la propria strada. Ed ha avuto ragione. L'ex Sciaffusa è stato bravo ad entrare in punta di piedi in uno spogliatoio comunque legato al suo predecessore, mantenendo intatto quell'entusiasmo generato dagli scorsi Europei. Fino in fondo, fino all'ultima curva, dove poi è stato ancor più bello piazzare il sorpasso decisivo.
In mezzo ci ha messo tanto del suo: nuove idee, nuovi impulsi, nuovi nomi. Ha scommesso Murat Yakin, come mai nessuno aveva scommesso prima. Ed ha vinto, tirando fuori dal cilindro e dal dimenticatoio - per intuizione e per necessità - nomi che oggi rendono questa (giovane) Nazionale piena di alternative e ancora più forte. Chissà cosa s'inventerà l'allenatore quando tutti torneranno a disposizione. In fondo sono i classici problemi grassi, quelli che, in realtà, aspettavamo da molto tempo.

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