Dall'inviato a Manaus Nicolò Casolini
Ma come abbiamo solamente potuto ipotizzare alla vigilia Valon Behrami in panchina contro l'Honduras? Forse nell'attesa della partitissima siamo andati a cercare lo scoop da Mission Impossible. Abbagliati da ciò e dal sole di Porto Seguro non abbiamo considerato che Valon per Hitzfeld sia come la presenza fissa di un medico per un ipocondriaco cronico. In queste settimane Valon si è meritato davvero ad Honorem la fascia da capitano morale. Modesto dopo la prima vittoria, onesto dopo la sconfitta e positivo nella vigilia della terza, il tutto sempre mettendoci la faccia e la voce, nel bene e nel male, come sempre.
Hitzfeld, che sarà pure al canto del cigno, non é peró matricola di primo pelo e allora il guerriero di Stabio non é stato, nella mente del ct, nemmeno per un solo secondo in discussione. Giusto così perché il Valon di oggi é il cocktail perfetto del giocatore-allenatore, quel protagonista che tutta la stampa cerca (perché non é mai banale) e tutta la squadra segue. Fa piacere vedere in ritiro e alla fine della partita come il ticinese venga cercato dai compagni, da Shaqiri a Lang tutti vogliono il suo consenso. Valon é uomo vero e in questo Mondiale ha cancellato gli spauracchi del passato, un errore non può macchiare un periodo in Nazionale da autentica guida, perché il non essere sopra le righe e plateale é la dimostrazione che un leader può essere silenzioso, perché al "Behra" basta uno sguadro per gelare, un gesto per gasare e una parola per ipnotizzare.
Il 2006 e soprattutto il 2010 sono ormai un pallido ricordo perché il presente per Valon si può descrivere in tre momenti, uno per partita. Il gesto all'ultimo minuto dell 'esordio, l'intervista da "signore" dopo la batosta con la Francia e i giorni precedenti alla sfida con l'Honduras. Periodo nel quale qualsiasi altro ragazzo sarebbe sprofondato nel nervosismo e nello sconforto, chiuque tranne Valon che risponde pan per focaccia e vive giorni a testa alta, col sorriso, catechizzando i compagni e dialogando con Hitzfeld.
Possiamo dire anche senza timore che la super prestazione di Shaqiri sia figlia di lunghi dialoghi con Valon, un giocatore-psicologo che ha sempre la medicina giusta per tutti, un ragazzo che si merita tutto questo momento di gloria. Giá perché partire da un campetto di Stabio con più moscerini che spettatori e arrivare a Sao Paolo a giocarsi la gara della vita contro Messi é un affare solo per grandi campioni, dentro e fuori dal campo, é solo per chi sta prendendo in Nazionale una bella rivincita grazie al cuore, alla testa e soprattutto ad una personalità da top player assoluto. Tutte caratteristiche che hanno trasformato un giocatore classico in una colonna, perché per Valon é ben chiara la differenza tra partecipare e imporsi. Per il nostro leone la sconfitta é come la criptonite per Nembo Kid, partita a carte nella noia di Porto Seguro o Mondiale non fa differenza. Credeteci se la squadra si é rialzata così, dopo una botta che nemmeno Fantozzi contro i faraglioni di Capri, in buona parte é anche merito suo... Obrigado Valon!







