Calcio

Vlado in cinque parole

Dalla vittoria (mancata) al fantasma di Ottmar

  • 09.09.2014, 00:47
  • 4 maggio, 13:39
Steccata la prima da parte del nuovo selezionatore elvetico

Steccata la prima da parte del nuovo selezionatore elvetico

  • Keystone
Di: RSI Sport 

dall'inviato a Basilea Marcello Ierace

V come vittoria

Quella che manca contro l’Inghilterra da ormai 33 anni e che nemmeno con il nuovo tecnico siamo riusciti a trovare. Vlado sognava un esordio da “Veni Vidi Vici”, e invece dovrà ora fare i conti con una falsa partenza, la quale, se non pregiudica nulla, certamente rende tutto più difficile.

L come Lazio

L'avventura in biancoceleste è probabilmente l'assoluto paradigma della carriera di Vlado, costellato da alti e bassi tanto importanti quanto ravvicinati. Arrivato in Italia, ha prima dovuto combattere con un mal celato scetticismo, per poi diventare ben presto una sorta di modello da imitare, grazie ai suoi modi garbati così dissonanti dal putiferio generale. Ha in fretta raggiunto l'apice con il trionfo nel derby di Coppa Italia (che a Roma è sufficiente per una rapida beatificazione), ma è anche bastata un'estate per farlo diventare un indesiderato

A come attacco

Paragonato (soprattutto in Italia) a Zeman per una certa spregiudicatezza offensiva, Petkovic ha confermato di voler puntare sulla costante spinta dell'attacco anche con la Nazionale rossocrociata, optando fin da subito sul 4-3-3. Ma spregiudicate – o forse semplicemente realistiche – sono anche le dichiarazioni della vigilia, dove, senza alcun pudore e timore reverenziale, si parla di “aggredire l’avversario”, “imporre il proprio gioco” e, semplicemente, “vincere”.

D come diecimila

Il San Giacomo di Basilea sembra scritto nel destino dell’uomo di Sarajevo. Qui vi è stato l’esordio sulla panchina rossocrociata e qui ha vissuto uno dei momenti più emozionanti della sua carriera, quando il 6 aprile 2008 accompagnò il Bellinzona in finale di Coppa Svizzera a sfidare l’armata renana. E con lui e con la squadra, arrivarono anche quasi diecimila tifosi dal Ticino. Una marea rosa che rimarrà nella storia del nostro calcio. A pensarci adesso, che son passati solo sei anni ma tanto è cambiato, quasi non ci si crede.

O come Ottmar

Il fantasma di Ottmar (Hitzfeld, ça va sans dire), Vlado se lo porterà dietro per un bel pezzo, c'è da giurarci. Palmarès e fascino (soprattutto in ambiente germanofono) troppo ingombranti quelli del tecnico tedesco che, nonostante, alla fin fine, non abbia raggiunto chissà quale grande risultato con la Nazionale rossocrociata, ha chiuso la sua parentesi con quell'indimenticabile (seppur dolorosa) sfida contro l'Argentina agli ultimi Mondiali. Un addio in grande stile dopo, a conti fatti, un percorso che ha sfiorato il fallimento con la modesta figura negli Europei casalinghi, un altro pseudo-flop in Sudafrica e la mancata qualificazioni al torneo continentale del 2012.

Dal TG20:00

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