La stella, il punto di riferimento, l'uomo che tutti attendono, quando gioca la Nazionale svizzera, è sempre lui: Xherdan Shaqiri. Un ruolo che però si trasforma in quello di comprimario, seppur di lusso, quando veste la maglia del galattico Bayern Monaco. "Non è una situazione facile, ma devo accettarla, perché sono un professionista", ammette lui stesso, in ritiro a Feusisberg dove i rossocrociati stanno preparando la doppia trasferta in Slovenia (match arbitrato dal tedesco Wolfgang Stark) e a San Marino.
Una bacheca piena di trofei (due titoli di Bundesliga, una Champions League, un Mondiale per club, due Supercoppe europee e due Coppe di Germania), ma presenze in campo non certo da prim'attore (in questa stagione 5 partite su 11, per un totale di 417'). Se poi Pep Guardiola ti fa passare davanti il 17enne Gianluca Gaudino, prodotto del vivaio bavarese, allora il messaggio può apparire piuttosto chiaro. "Non è stato facile accettarlo: è la terza stagione che sono a Monaco, sono un nazionale, arrivavo da un buon Mondiale e mi è toccato vedere entrare al mio posto un ragazzino di 17enne senza alcuna esperienza", continua l'ex basilese.
Inevitabile dunque che la parola "trasferimento" sia da qualche tempo accostata al suo nome. "Prima dell'inizio della stagione volevo andarmene, perché sentivo il bisogno di giocare di più. Il club mi ha detto che non si poteva fare e che puntava su di me. Da una parte è stato un segnale positivo, ma dall'altra non ho nascosto un po' di delusione - ricorda Shaqiri - Ad ogni modo ne ridiscuteremo quest'inverno. Attualmente so di trovarmi in un grande club, con un contratto fino al 2016. È il Bayern che ha l'ultima parola, che deciderà. Io sono un professionista e accetterò le scelte della società".
L'intervista ad Antonio Manicone (Rete Uno Sport 07.10.2014, 17h30)
RSI Sport 07.10.2014, 21:17
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