Dodici anni sono passati dall'ultimo successo verdeoro in un Mondiale. Quello era un Brasile diverso, più spettacolare e frizzante, con nomi che oggi fanno venire la pelle d'oca. Da Roberto Carlos e Cafù in difesa, al "Ro-Ri-Ro" che formava l'attacco trascinatore del Brasile: Ronaldo, Rivaldo e un giovane Ronaldinho per la prima volta sotto i riflettori. In quell'ultimo atto del torneo organizzato da Corea e Giappone a contendere la Coppa c'era proprio la Germania di Klose, Neuville e del portierone Kahn.
A decidere quella finale disputata a Yokohama fu il Fenomeno, con la sua doppietta (un gol viziato da un grossolano errore dell'estremo difensore tedesco) che mandò in paradiso il Brasile e mise in ginocchio la Mannschaft del tecnico Völler. Ora i tempi sono cambiati, la filosofia di gioco delle due squadre si è paradossalmente invertita: il Brasile è una Nazionale rocciosa, le cui stelle giocano per lo più nel reparto arretrato. I tedeschi dopo quella sconfitta sono ripartiti da 0, inserendo i tanti talenti cresciuti nei vivai dei club tedeschi. Ora questi sono campioni fatti e finiti, i quali con la loro brillantezza hanno reso i Panzer più spettacolari e meno fisici.
Martedì Müller e compagni avranno l'occasione di vendicare quella disfatta, cercando di ottenere i biglietti per il Maracanà, luogo della finale. Da una parte bisognerà fare i conti con le assenze pesantissime di Neymar e del leader Thiago Silva, dall'altra c'è da sfatare il tabù della semifinale, castigatrice della squadra di Löw nelle ultime due Coppe del Mondo (Italia nel 2006 e Spagna 2010). Ma attenzione anche a Scolari (ct nel 2002), lui sa come si batte la Germania.
Il servizio con Joachim Löw e Luiz Felipe Scolari (Rete Uno Sport 08.07.2014, 17h30)
RSI Sport 08.07.2014, 19:39
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I quarti di finale di Brasile e Germania







