Cinque grandi giri, ventidue classiche. Basterebbero questi numeri, che dicono tanto ma non tutto del suo palmarès, per inquadrare l’immenso campione che è Tadej Pogacar. Qualcuno di diverso, di speciale, che ha rivoluzionato il mondo del ciclismo. “Ovviamente sono felice che la gente dica che sono speciale, ma penso sia riferito esclusivamente a quello che faccio con la bicicletta - ha detto ai nostri microfoni a margine del Tour de Romandie, vinto ieri a Leysin - Sono fortunato ad avere delle gambe, dei polmoni e un cuore che mi permettono di fare qualcosa di speciale in sella a una bici, questo sì, ma fuori sono un ragazzo semplicissimo. Nella vita quotidiana faccio cose normali come tutti: mi preparo la cena e il pranzo, pulisco l’appartamento, sbrigo pratiche burocratiche e vado al supermercato”.
Apprezzo la tranquillità, i momenti in cui mi rilasso con la squadra o faccio le mie cose a casa
Definito uomo dei record e per tanti già il migliore di sempre a soli 27 anni, Pogacar è sempre rimasto con i piedi ben saldi a terra, estraneo ai paragoni. “Se mi da fastidio questa etichetta? Non ci faccio caso più di quel tanto. Però certo, quando certe cose vengono ripetute in continuazione in conferenza stampa, in intervista e in gara, allora è difficile non farci caso. Ad essere onesto, però, non sono il tipo che insegue qualcosa. Anzi, non inseguo proprio nulla. Voglio solo vivere il momento, godermi ciò che ho ora e vedere dove mi porta il mio percorso. E se batto qualche record lo batto, altrimenti non importa: non ne faccio un’ossessione”. Questione di mentalità e di passione.
Viviamo in un mondo frenetico, in cui tutto deve esser fatto in un attimo
Ed è proprio questa, forse, la ricetta per coloro che intendono avere successo. “È chiaro che niente viene da sé e tutto richiede uno sforzo, soprattutto le cose belle. Qualunque cosa tu faccia, devi impegnarti a fondo per ottenerla - ha spiegato lo sloveno - Bisogna essere in grado di superare i momenti difficili, ma pure essere capaci di godersi quelli belli. La cosa più importante, però, è che ti piaccia quello che fai, anche se comporta dolore e sofferenza nelle gambe come nel mio caso. Il segreto? Non ho segreti. So solo che mi infastidisco maggiormente non quando perdo, ma quando non riesco a mostrare il meglio di me. Se non succede molto spesso è perché mi spingo sempre al limite e sono portato a dare il mio meglio. Sì, sono sempre abbastanza contento, anche se perdo”.
World Tour, l'intervista a Tadej Pogacar (La Domenica Sportiva 03.05.2026)
RSI Sport 03.05.2026, 22:20







